Marano e l’abusivismo edilizio. I casi più eclatanti (come quello del capannone occupato dalla famiglia Battilomo) sono ancora lì, sotto gli occhi di tutti e nulla si è fatto sul fronte delle demolizioni. Erano stati segnalati già dalla commissione d’accesso che nel lontano 2004 si espresse favorevolmente sullo scioglimento (per camorra) della giunta Bertini. Vicende che, in quegli anni, nessuno ha approfondito, men che mai i vecchi giornali (sempre supini ai potenti) e il fido dispensatore di menzogne e fango che da tempo “lavora” per l’ex sindaco di Marano.
Ma cosa scriveva la Commissione nel lontano 2004?
“La responsabilità dell’amministrazione comunale (il Tar la reintegrò dopo lo scioglimento deciso dal Consiglio dei ministri ndr) si evince anche dallo scarso impegno manifestato sia nell’attività di vigilanza e controllo del territorio, demandata prima al sindaco e poi ai dirigenti, sia nell’omessa attivazione delle procedure finalizzate all’abbattimento dei manufatti abusivi”.
A Marano (ed era il 2004), scrivevano gli ispettori della prefettura, “sono stati accertati, mediante acquisizione di domande di condono, circa 8 mila abusi, senza contare quelli non denunciati e quelli perpetrati dopo la presentazione delle domande di condono per il 1994 e il 1985”.
La commissione prese in esame, soprattutto, la questione della lottizzazione G4. “Su tale area, scrivevano gli ispettori, all’epoca della redazione del piano regolatore era priva di costruzioni e divisa in poche particelle catastali. Oggi (era il 2004 ndr) su tale area insistono diversi fabbricati, alcuni di notevole consistenza volumetrica, tra cui uno in particolare, denominato Country club, con annesso fabbricato ad uso foresteria. Uno dei proprietari è Felaco Giuseppe, alias Peppe Nazzaro, affiliato al clan Nuvoletta e deceduto qualche anno fa.
“Il Comune di Marano, anziché attivare le procedure per la demolizione, in quanto le opere erano in contrasto con i vincoli di inedificabilità – argomentavano i commissari giunti a Marano – ha posto in essere alcuni atti amministrativi tesi a sanare gli abusi commessi, rilasciando concessioni in sanatoria”.
Il caso del ristorante Il Grifone:
Nella zona dove è sorta la struttura, secondo il vigente piano regolatore, sarebbe dovuto sorgere un nuovo cimitero, ma il Comune, con una delibera consiliare del 31 ottobre del 1995 (epoca Bertini), visto che la zona di Castelbelvedere era già “densamente connurbata e nelle more di una nuova costruzione”, autorizzava opere per l’ampliamento del civico camposanto di via Vallesana.
Il Grifone, appartenuto in origine ad esponenti della malavita organizzata (il defunto Nazzaro) e successivamente al signor Luigi Ferrisi, fu sequestrato dalla Guardia di Finanza. Ma il Comune, prima del sequestro, aveva rilasciato una concessione edilizia in sanatoria (la numero 110 del 13 marzo del 2001) e, successivamente, un’ordinanza di sospensione della lottizzazione abusiva (la numero 7/1 del 5 aprile del 2001). Il Comune, guidato da Mauro Bertini, nell’anno 2004 non aveva ancora revocato il provvedimento di concessione.
Il Grifone, intanto, è ancora lì.
Caso 2.
Nella zona di via Pepe, a ridosso della villa del Ciaurro, un’abitazione è stata realizzata a ridosso della caserma dei vigili urbani. Uno scandalo enorme, che pare sia stato avallato da qualche tecnico comunale di inizio anni 2000.
La casa è occupata da una famiglia di agricoltori. E’ completamente abusiva e fu costruita anch’essa durante la gestione Bertini. L’abitazione è ubicata alle spalle del comando vigili ed è ancora occupata. Sono passati dodici-tredici anni e nulla è stato fatto.
Ma non è tutto. Il Comune, in quella zona, negli anni successivi alla giunta Bertini, aveva programmato un intervento, finanziato dall’Europa, per la realizzazione di un parco tematico: il Giardino dei cinque sensi. Una parte di quel terreno (pertinenza della casa abusiva e quindi diventato di proprietà del Comune di Marano) non è mai stata sgomberata.
La vicenda, dopo anni di discussioni, è ancora al vaglio del Consiglio di Stato. Ma intanto il Comune ha perso parte del finanziamento europeo che doveva servire a completare l’opera. La famiglia “abusiva” (della casa) è stata tuttavia “premiata” durante la gestione Liccardo: il figlio (e non solo) dell’agricoltore ha infatti prestato servizio per il Comune, per alcuni mesi nell’ambito del progetto Garanzia Giovani.
Il tutto è avvenuto mentre la famiglia in questione, difesa da noti avvocati, impugnava gli atti dell’ente cittadino. Morale della favola? Costruiscono una casa abusiva, impediscono all’ente di realizzare un progetto europeo non sgomberando un terreno oggi di proprietà comunale, vengono persino “premiati” e, come se non bastasse, intimano, con fare decisamente sopra le righe, a chi scrive (in pubblico e davanti a terze persone) di “non occuparsi più della vicenda”. La vicenda del Cinque sensi è citata anche nella relazione che ha portato allo scioglimento dell’ente cittadino.
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