Il partito degli sciolti per mafia: la questione morale che il Pd campano continua a ignorare. Da Marano a Castellammare ormai è boom di scioglimenti

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C’è un dato che dovrebbe far riflettere chiunque, prima ancora delle appartenenze politiche. Negli ultimi decenni, in Campania, una lunga serie di amministrazioni comunali a guida o a forte trazione Partito Democratico (o del centrosinistra) è finita sotto la lente dello Stato fino allo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata o al commissariamento di strutture politiche per vicende legate ai rapporti con ambienti criminali.

L’ultimo caso è Castellammare di Stabia. Prima ancora Torre Annunziata, sciolta più volte. Negli anni passati Marano, che detiene uno dei record nazionali con cinque scioglimenti in meno di trent’anni. Poi Sant’Antimo, Villaricca, Caserta, Sarno. Ad Ercolano è arrivato persino il commissariamento del partito dopo vicende che hanno riguardato rapporti con esponenti della criminalità organizzata. Giugliano, anch’esso a trazione sinistra, si salvò pochi mesi fa grazie a qualche “santo” in paradiso.

Si può continuare a sostenere che siano tutti episodi isolati. Si può ripetere che ogni storia è diversa dall’altra. Ma quando i casi diventano numerosi e si concentrano sempre nella stessa area politica, la domanda diventa inevitabile: una questione morale esiste oppure no?

La risposta, per chi osserva i fatti senza paraocchi, è evidente. Esiste. Ed è soprattutto nella sinistra campana che andrebbe affrontata con coraggio, invece di liquidare ogni critica come propaganda.

A Marano, città simbolo di questa emergenza istituzionale, troppo spesso si è preferito minimizzare. Perfino davanti a episodi che, pur non configurando necessariamente responsabilità penali, impongono una riflessione politica. Basti ricordare le polemiche per la presenza di esponenti vicini all’amministrazione a un brindisi organizzato dopo l’assoluzione di un imprenditore ritenuto dagli investigatori vicino ad ambienti della criminalità organizzata. Anche allora qualcuno invitò a non farne un caso.

Eppure proprio qui sta il punto che molti fingono di non comprendere.

La normativa sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose non è una sanzione penale. Non serve una condanna definitiva degli amministratori. Lo scioglimento è uno strumento di prevenzione previsto quando emergono elementi concreti, univoci e rilevanti che facciano ritenere possibile un condizionamento dell’attività amministrativa da parte della criminalità organizzata.

È questa la differenza che troppo spesso viene ignorata nel dibattito pubblico.

Per questo stupisce ancora di più che proprio chi oggi impartisce lezioni di legalità continui a rifiutare qualsiasi autocritica. Come stupisce che, nello stesso momento in cui si boccia il ritorno alle preferenze invocando argomenti di opportunità politica, non ci si interroghi su quanto accaduto in questi anni nei territori amministrati dal proprio partito.

La credibilità non si costruisce con gli slogan. Si costruisce facendo pulizia al proprio interno, riconoscendo gli errori e pretendendo standard etici elevati da chi governa.

Fino a quando questo non accadrà, resterà un dato politico difficile da contestare: in Campania il Pd continua a essere, suo malgrado, il partito che più di ogni altro porta sulle spalle il peso degli scioglimenti per infiltrazioni mafiose e delle vicende che hanno segnato alcune delle sue amministrazioni locali.

La questione morale non è uno slogan. È un problema politico. E ignorarlo non lo farà scomparire.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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