Camorra, 22 arresti nel clan dei Casalesi: sequestrate 14 società e beni per oltre 2 milioni di euro

0
Condividi
43 Visite

La Dia di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea nei confronti di 22 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, in quanto ritenute affiliate al clan dei Casalesi fazione Russo-Schiavone, attualmente attivo nel comune di Castel Volturno (Caserta) e nelle zone limitrofe. Sono contestati anche intestazione fittizia di beni, riciclaggio, autoriciclaggio, estorsione e attività di installazione e sfruttamento economico di apparecchi da gioco d’azzardo vietati. Inoltre, ad alcuni degli indagati viene contestato anche di aver fatto parte di una associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti.

Contestualmente alla misura cautelare viene eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Dda di Napoli con il quale vengono sottoposte a sequestro 14 società tra cui tre bar, un lido balneare, una piscina con bar, una pizzetteria e una sala scommesse, nonché una serie di box e immobili, compresa la villa intestata al reggente del clan e una serie di veicoli e motoveicoli per un valore complessivo stimato in oltre 2 milioni di euro. Il provvedimento trae origine dalle indagini svolte dal Centro operativo Dia di Napoli, coordinate dalla Dda partenopea, a carico di esponenti apicali del clan Russo, gruppo criminale storicamente collegato al clan dei Casalesi e in particolare alla fazione Schiavone. Le indagini, avviate nel 2022, hanno consentito di ricostruire l’organigramma dell’intera organizzazione criminale, i cui vertici sono stati individuati nei discendenti in linea diretta del capostipite, Giuseppe Russo detto “Peppe o’ padrino”, uno dei fedelissimi di Francesco Schiavone detto “Sandokan”, detenuto dal 2004 e sottoposto al 41bis.

Il provvedimento eseguito oggi ricostruisce l’operatività dell’organizzazione i cui vertici avrebbero gestito in particolare la distribuzione del denaro proveniente dalle attività economiche legali e illegali alle famiglie dei congiunti detenuti, curandone gli interessi economici e imprenditoriali, garantendo e gestendo canali economici di reimpiego e riciclaggio di denaro in parte proveniente dalla ‘cassa comune’ del clan. Inoltre, dalle indagini sarebbe emerso che gli stessi mantenevano i rapporti tra i vertici del clan detenuti al 41-bis con le figure di associati, apicali e non, ancora a piede libero, intervenendo nella risoluzione di controversie su richiesta degli interessati che espressamente ne invocavano l’intervento, e i rapporti con altri affiliati e soggetti in qualche modo collegati al clan.

Le indagini hanno inoltre permesso di ricostruire le modalità di programmazione e realizzazione di azioni intimidatorie per le quali venivano utilizzate ‘squadrette’ di picchiatori create all’occorrenza con giovani di cui il gruppo criminale poteva disporre. Sono stati ricostruiti pestaggi e spedizioni punitive organizzati ai danni di soggetti con i quali erano emerse conflittualità di diverso genere, dal mancato pagamento di debiti di gioco all’aver “leso l’onore” della sua famiglia.

Dalle indagini è emerso ancora che l’attuale reggente dell’organizzazione aveva assunto il controllo, spesso per interposta persona, di una serie di attività economiche sul territorio di Castel Volturno e investiva denaro e altre utilità illecite e lecite in nuove attività commerciali, quali diversi bar, un lido balneare, una gelateria, una piscina con annesso bar e una sala scommesse. Infatti, tra le principali attività svolte dall’organizzazione criminale vi era quella relativa all’installazione e sfruttamento economico di apparecchi da gioco d’azzardo vietati e la raccolta di scommesse che avveniva sia in modo lecito che illecito su piattaforme illegali.

All’interno di uno dei locali veniva anche venduto stupefacente agli avventori. L’indagine ha infine consentito di accertare condotte di intestazione fittizia di attività commerciali nelle quali, attraverso operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio, venivano investiti capitali illecitamente accumulati. Sono stati individuati beni mobili e immobili pure intestati a prestanome i quali, consapevoli di favorire il clan dei Casalesi, hanno offerto la propria identità giuridica per nascondere la riconducibilità effettiva degli investimenti agli affiliati al clan.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti