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martedì 16 Giugno 2026
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Duplice omicidio fratelli Marrandino, il killer chiede scusa

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Poche righe contenute in una lettera di scuse di due pagine, scritte a computer, quelle che Mangiacapre Antonio, l’assassino dei fratelli Claudio e Marco Marrandino, ha mandato tramite i suoi difensori ai genitori, ai fratelli, alla moglie ed ai due figli di Marco, alla fidanzata di Claudio.

Ieri 15 Giugno si è celebrato in secondo anniversario dal duplice efferato omicidio che ha sconvolto non solo la piccola città di Cesa, ma l’Italia intera.
Due lunghissimi anni sono serviti al killer per comprendere il disvalore di quanto compiuto “Purtroppo solo oggi prendo contezza della gravità e della enormità del mio gesto che,
francamente, non riesco a spiegarmi e del quale mi tormento dal primo momento”.
Domani sarà celebrata l’udienza davanti alla prima sezione della corte d’assise d’appello di Napoli, Presidente Dottoressa Saraceno, in cui ci sarà la requisitoria del Procuratore Generale Dottoressa Aschettino, poi dei difensori delle parti civili avvocati Dario Carmine Procentese e Luigi Poziello (questi ultimi, amici storici dell’avvocato Marco Marrandino), ed infine degli avvocati Paolo Caterino e Giuseppe Stellato, che proveranno a convincere i giudici togati ed i giurati a riconoscere le circostanze attenuanti generiche ed a far concedere uno sconto di pena a Mangiacapre Antonio, già condannato in primo grado all’ergastolo ed all’isolamento diurno per 3 anni (il massimo della pena previsto dal
Codice Penale).
L’unica cosa che posso fare è chiedere perdono, pur sapendo che una richiesta del
genere non potrà trovare accoglimento per la sconsideratezza del gesto compiuto.
Per quanto sia difficile crederlo, l’azione da me realizzata è stata il frutto di un grande
stato di esasperazione e di timore che non sono stato in grado di gestire.
Mi rendo conto di aver esploso colpi di pistola nei confronti di due ragazzi con i quali
era insorto un momento di frizione, ma devo anche dirvi che non è stata quella la causa
o la ragione del mio comportamento, ragione che tutt’ora non riesco a ricostruire, né a
spiegare.
In situazioni come quella che ho causato, ogni parola e tutte le parole sono sbagliate,
ma l’esigenza di chiedere perdono l’avverto come proveniente dal mio più profondo
intimo.
In pochi attimi, e senza riflessione alcuna, ho determinato conseguenze che mai avrei
pensato di poter causare.
Non vi è spiegazione, né ragioni che si possano esprimere in maniera normale.
Ho sbagliato gravemente e le conseguenze sono state di tale gravità che me ne
vergogno profondamente.
Per tutto quello che ho fatto mi rimetto alle valutazioni di codesta Corte, consapevole
dell’enormità del fatto da me realizzato, ma è proprio tale enormità ad indurmi – seppur
con ritardo – a manifestare i segni del grave disagio e dell’incolmabile difficoltà in cui
mi trovo.
Chiedo scusa a tutti, ai familiari, alla Corte e a tutti coloro che sono stati colpiti da
questa vicenda ed attendo con ansia una decisione, che voglia anche considerare
quell’esasperazione ed erronea valutazione che mi indussero ad agire in così errata
maniera.
Mi scuso ancora, e chiedo perdono, pur sapendo di non meritarlo.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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