MAXI TEGOLA SUL COMUNE DI MARANO: ANCHE UNA DELLE NUOVE ALE DEL CIMITERO SORTA SU UN’AREA MAI ESPROPRIATA. ORA L’ENTE E’ CHIAMATO A RISARCIRE I PRIVATI DALL’ANNO 2002. PER OLTRE UN ANNO L’AMMINISTRAZIONE NON HA MAI RISPOSTO ALLE SOLLECITAZIONE DI TAR E COMMISSARIO AD ACTA

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Terzo caso di mancato esproprio e terzo caso che, probabilmente, manderà di nuovo a carte e quarantotto le casse del Comune, appena reduce dalla fine del dissesto finanziario. Dopo la vicenda stadio e la querelle Giudice di pace, si aggiunge oggi anche la nuova tegola della ala cimiteriale di ampliamento, i cui loculi – pagati da tempo dagli utenti – sono stati già consegnati. Si tratta della palazzina già realizzata da tempo, che si trova a ridosso di un noto panificio. La vicenda, come le altre, ha dell’incredibile.

Siamo dinanzi all’ennesimo pastrocchio amministrativo in salsa maranese. L’area su cui è sorto l’edificio contemplato nell’ampliamento del cimitero comunale è stata espropriata illegittimamente, anzi non è mai stato emesso il decreto di esproprio ma solo un atto di occupazione d’urgenza dei terreni di via Vallesana.

Lo ha stabilito il Tar Campania con la sentenza n.398/2023 che ha accolto il ricorso proposto da Valeria Chianese, Emilio Federici Solari Chianese, Marco Federici Solari Chianese, Luisa Solari. Per chi non è a conoscenza dei fatti corre l’obbligo di precisare che il progetto definitivo-esecutivo dei lavori di ampliamento cimiteriale fu approvato con delibera consiliare n. 71 del 2000, cui faceva seguito la delibera di Giunta Comunale n. 24 del 2001 di dichiarazione di pubblica utilità dell’area su cui realizzare l’ampliamento. Il sindaco era Mauro Bertini.

I giudici amministrativi, in sede di giudizio, hanno accertato l’illegittima occupazione del terreno oggetto di esproprio posta in essere dal Comune di Marano dal 12.09.2002 , e ne hanno ravvisato l’obbligo di restituzione ai legittimi proprietari, previa riduzione allo stato di fatto esistente al momento dell’apprensione, con conseguente risarcimento del danno. Il Tar, pertanto, ha indicato le due le strade che il Comune poteva seguire: restituire l’area ai proprietari, oppure acquisire l’area per motivi di pubblica utilità, riconoscendo comunque ai privati le spettanze economiche da concordarsi tra le parti.

Nel caso di acquisizione del bene il Comune avrebbe dovuto effettuare entro certi termini una serie di adempimenti, compreso il pagamento ai privati del compenso commisurato al valore venale del bene. In caso contrario doveva ripristinare lo stato dei luoghi e riconoscere ai proprietari comunque l’indennità per indebita occupazione del suolo.

Il Comune dal 18.01.2023, data di pubblicazione della sentenza sopra indicata, ad oggi non ha intrapreso alcuna iniziativa, né in un senso né nell’altro. E ciò ha spinto i proprietari del terreno su cui è sorta la nuova ala cimiteriale a rivolgersi nuovamente al TAR. I giudici, con la sentenza nr. 3297/2024, pubblicata il 22/05/2024, hanno accolto l’istanza dei proprietari e hanno chiesto nuovamente all’Ente di decidere se restituire il terreno, previa sua riduzione nelle condizioni originarie, o acquisire il suolo. In caso di ulteriore inadempienza del Comune di Marano – il Tar stabiliva che – sarebbe subentrato il dirigente dell’Ufficio Speciale Grandi Opere presso la Regione Campania, quale commissario ad acta. Ed è qui che si registra l’ennesima scelta discutibile di questa amministrazione, che ha atteso i sessanti giorni senza assumere alcuna decisione o responsabilità, facendo subentrare nel procedimento il commissario ad acta che di recente si è pronunciato. I motivi di tale scelta non sono al momento noti.

Il Commissario ad acta, appena insediato, ha chiesto all’Amministrazione attualmente in carica di fornire il carteggio relativo all’intera procedura, compresi gli atti espropriativi, ma è stata solo evasa parzialmente dagli uffici. Successivamente il Commissario ad acta ha richiesto al Comune, dal 10.12.2024, di formulare un’offerta bonaria per acquisire l’area, stante la necessità di acquisire il terreno per motivi di interesse pubblico, che l’Ente dopo 30 giorni non ha evaso.

Al termine del processo amministrativo il commissario ad acta ha disposto, per motivi di interesse pubblico, di acquisire l’area, in luogo del Comune inottemperante e inadempiente sia nei confronti di una sentenza del Tar che del Commissario ad acta regionale, riconoscendo ai proprietari l’indennità di occupazione illegittima del suolo, oltre il risarcimento del danno dal 2002 ad oggi.

E ora il Comune, ancora una volta, dovrà pagare ad alcuni privati cifre milionarie che, forse, potrebbero originare un nuovo default: cifre blu, a causa di scellerate gestioni delle varie amministrazioni che si sono susseguite negli ultimi 20 anni. Un disastro, l’ennesimo, l’ennesimo figlio di errori, sviste, scelte politiche deprecabili e tanto altro.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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