Grillo da Fazio: “Scegliemmo Conte perché era un bell’uomo che non si capiva quando parlava. Di Maio: attaccato al potere”

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Giuseppe Conte «arrivava dall’università, era un avvocato. Dovevamo scegliere qualcuno della società civile, lo conobbi e dissi: “È un bell’uomo, laureato, parla inglese” (in realtà neanche tanto, nda.). Poi quando parlava si capiva poco, quindi era perfetto per la politica. Ma è migliorato», nell’esprimersi. Il ritorno di Beppe Grillo in tv, da Fabio Fazio che sta spaccando nello share contro una Rai impoverita, è stato uno show psico-politico per metà malinconico, ma per metà anche con sprazzi di notevole sincerità, sempre mascherata da battuta. Nello stile di Grillo

Che con una battuta, invero sincerissima e amara, aveva iniziato. «È una campanella, se vado fuori tono mi suoni», ha detto a Fazio, cercando forse complicità ligure, un po’ insicuro e incerto sul cosa aspettarsi. «Ho un abbassamento di voce quindi devo alzarla ma non è rabbia. Io sono qui per sapere chi sono e cosa pensate di me e chi siete voi. Io sono il peggiore, sì sono il peggiore. Io ho peggiorato questo Paese, non c’è battuta. Dopo l’ultima intervista con Vespa abbiamo perso elezioni, quelli che ho mandato a fanculo sono al governo quindi sono il peggiore. Sono qui per capire se devo continuare o meno, ho portato Skype, ho parlato della Parmalat, ho combattuto tutto il mondo ed ora vado in un bar e mi fate pagare il caffè…». L’ultima parte era scherzosa, la prima no: Grillo mostrava davvero l’amarezza di un tradito, ma forse sa che anche lui – coi fallimenti del suo sogno politico, il Movimento – ha abbastanza tradito la causa. E così finge di riderci su.

Furbamente, si è riproposto come interlocutore del Pd, anzi, ha detto (vecchio suo show) che lui si era iscritto al Pd: «Ho fondato il Movimento ma mi ero iscritto al Pd, ad Arzachena. Adesso sono anziano e confuso». Ha ripetuto che per lui la politica attiva è finita: ora «devo capire che fare ma non guidare un movimento». «Non sono in grado di condurre portare a buon fine un movimento politico. Prima c’era Casaleggio che era un manager, aveva del metodo». Poi però s’è rivisto anche il Grillo più livido, quando – senza imbarazzi per lo sconfinamento imbarazzante – ha attaccato l’avvocato Giulia Bongiorno, che difende la giovane donna che accusa suo figlio Ciro di averla stuprata. «È un avvocato, presidente della commissione Giustizia, è una senatrice della Lega che fa comizietti davanti ai tribunali – ha detto il fondatore del M5s – dove c’è una causa a porte chiuse… È inopportuno. Così si mischia tutto». Lui che dell’opportunità e della costumatezza, abitualmente, non pare essersi mai troppo preoccupato, nella sua carriera politica. Lui, il re del vaffa. Lui, il padre padrone che divorava tutti i suoi figli politici, e da quei figli grillini è stato infine tradito e deluso.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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