Ieri sera è stata emessa, dal tribunale di Napoli settima sezione penale, la sentenza di primo grado per il gruppo camorristico che fa capo a Raffaele Alaia più i suoi affiliati. Il cartello criminale operava a Scampia nell’area prospiciente la comunità dell’Oasi del Buon Pastore.
Così le condanne: Giovanni Cascella, sette anni; Gennaro Cataldo, sette anni e sei mesi; Luigi De Lucia che era il punto di riferimento ed aveva la sua base nel Lotto G, per lui la pena da espiare più pesante che è di 24 anni; Raffaele Derviso, quindici anni di reclusione; Bruno Fiorente, undici anni; Carlo Giaccio, sette anni; Michele Giordano, sette anni; Luigi Mari, dieci anni; Domenico Martello, dieci anni; Nunzia Raniero, dieci anni; Pasquale Reparto, undici anni; Roberto Rizzato, dieci anni; Umberto Romano ventuno anni. Una volta il clan Alaia era affiliato ai Di Lauro, poi transitato in quello degli scissionisti di Raffaele Amato e Cesare Pagano. Infine confluì definitivamente con il cartello criminale della Vanella-Grassi.
Il Collegio a invece assolve: Monica Andolfo, Salvatore Auricchio, i fratelli Giovanni e Antonio Avagnano, Franco Caianiello, Vincenzo Caracciolo, Emilio Di Tano, Alessandro Coveria, Massimo Di Somma, Gaetano De Gennaro (difeso dagli avvocati Francesco Paone e Giorgio Pace), Maria Guagliardo, Francesco Lippa, Almerico e Gaetano Sacco. Gli arresti furono portati eseguiti dal maresciallo Silvestro Verde, comandante della caserma dei carabinieri di Scampia.
Mario Conforto
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