Camorra, Cefariello: nuove rivelazioni sulla mala di Ercolano

Cefariello, il pentito, ha svelato altri particolare sulla guerra di camorra ad Ercolano e dintorni.

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Racconti criminali, storie di «straordinaria» follia. Cronache di camorra tra le più cruenti e tristi. Parole nude e crude che ritroviamo nelle rivelazioni del neo pentito Marco Cefariello, un tempo,  1999-2009 (anno del definitivo arresto) parte integrante del sistema ercolanese Birra-Iacomino in contrapposizione al clan degli Ascione Papale.

Il pregiudicato della «cuparella», zona roccaforte del’omonimo gruppo della mala vesuviana, da aprile scorso ha chiesto di collaborare. In primo grado l’ultimo dei reggenti della cosca ha ricevuto la condanna a quattordici anni per aver organizzato l’omicidio di Ettore Merlino nel 2007 in terra dei Gionta, a Torre Annunziata. Ma andiamo con ordine. Ora nel secondo grado, in Corte d’appello, processo in cui oltre a Cefariello è imputato il gruppo di cui era capo Natale Dantese, il procuratore generale della prima sezione penale, Paola Correra – sulla scorta delle nuove dichiarazioni di Cefariello – nella sua requisitoria ha concesso per quest’ultimo uno sconto di pena di cinque anni.

Ritorniamo sul focus delle dichiarazioni rese pubbliche e non più coperte dal segreto istruttorio. Nell’aula 315 del Tribunale di Napoli c’è stato un uno contro tutti: Cefariello (in videoconferenza) contro il gruppo Dantese (presenti nella gabbia, tra gli altri, il fratello del ras Gennaro) ha descritto, talvolta anche attraverso particolari, scene di camorra inedite. Ha colpito tutti in aula quando ha raccontato della cacciata di Giovanna Castagna, sorella della suocera di Natale Dantese sposato con l’altra pentita Antonella Madonna.

«Temevamo che potesse fare la spia perché abitava nella nostra zona della “cuparella”; lei chiedeva di non andarsene perché aveva un figlio da crescere e non sapeva dove alloggiare». Ma alla fine dovette lasciare la casa. Oppure quando con voce ferma ha parlato dell’incontro avuto con Enrico Castaldo «’a banana» del sodalizio Ascione-Papale innanzi la chiesa di Pugliano (area Resina): «Enrico era seduto su un’aiuola davanti la basilica e gli dissi: Ti stai comportando bene? Fai il bravo altrimenti la vedi questa pistola? Te la scarico tutta in testa». «Il giorno dopo  – ha spiegato Cefariello –  cercarono (i Dantese ndr) con una trappola di uccidermi». «Ma avevo troppa esperienza per essere eliminato, così mi salvai non andando all’appuntamento».

Gli anni tra il 2001 e il 2009 furono anni di stragi per le vie di Ercolano: il controllo delle piazze di spaccio, il traffico di armi ed estorsioni. Nell’interrogatorio del pg sulla questione del tentato omicidio a Francesco Durantini detto «il presidente» del gruppo Birra-Iacomino, l’imputato è stato così preciso che quasi sembrava di essere sul luogo dell’agguato: «Il commando era composto da quattro persone ed avevano tre pistole. Erano in sella a due Honda SH 300: Ivan “‘o biond” e Gaetano Vulcano “cappello”, insieme, sull’altro scooter invece, Bruno Angelo alias “‘o chiatt” e Ciro Iacomino».

In riferimento al rapporto con Salvatore Viola, «Tore ‘o curt» (boss delle famiglie Iacomino-Birra), Cefariello ha aggunto: «Quest’ultimo mi ha recuperato». Termine che si riferisce ad un salvataggio da un agguato. Crudele invece è tutta la parte inerente le estorsioni: «A noi non ci interessava che tutti i gruppi criminali chiedevano i soldi agli stessi commercianti; gli facevamo un po’ di sconto ma ci dovevano pagare». Ancora: «La “stesa” condotta da Salvatore Fiore,  in via Pace, a suon di Kalašnikov come sfida per conto degli Ascione-Papale al clan rivale di sempre». Il disappunto di Gennaro Dantese, espressi con i cenni del capo, e i sorrisi sarcastici di Bruno Angelo hanno fatto da contorno al racconto.

© Copyright Mario Conforto, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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