Il 25 febbraio del 2009, Oliviero Giannella, che non aveva alcun titolo formale per interessarsi della nomina del capo dell’ufficio tecnico di Marano, parla al telefono con Nico Santoro, progettista del Pip indicato in precedenza da Mauro Bertini. Giannella chiede a Santoro informazioni su Pitocchi, uomo di fiducia dei Cesaro, il quale poco dopo sarebbe diventato responsabile del settore tecnico e avrebbe sbloccato le licenze per i capannoni dell’area industriale pur in assenza di una documentazione esaustiva.
Il dialogo avviene ancor prima che il Comune di Marano, in quel periodo amministrato dalla giunta Perrotta, abbia avviato la procedura amministrativa per l’individuazione del dirigente del settore tecnico.
Santoro: Uè Oliviero.
Giannella: Nico.
Santoro: Dimmi.
Giannella: Senti, ti volevo dire, ma tu lo conosci a Pitocchi, mi stanno parlando di Pitocchi.
Santoro: Sì lo conosco, è un mio amico. Diciamo che ho iniziato a lavorare con lui”.
Nel febbraio del 2016, un anno fa, gli inquirenti convocano in caserma anche il dirigente comunale Luigi De Biase, in quel periodo capo del personale. De Biase conferma di aver avuto in passato un chiarimento con l’ingegnere Pitocchi. Tale chiarimento risale al marzo-aprile del 2010 e riguardava la causa di incompatibilità di Pitocchi, che in quel periodo lavorava a Marano e in altri comuni, tra cui Teverola.
Per tale motivo De Biase, anche sulla scorta delle polemiche sorte in Consiglio comunale, scrisse, assieme all’ex segretario generale Aldo Ferrara, una lettera al sindaco Perrotta con la quale segnalava la questione dell’incompatibilità del Pitocchi.
De Biase: “A seguito di tale missiva non avvenne nulla e quindi decisi di scrivere un’altra lettera, riservata, al sindaco. Dopo circa 10 giorni fui avvicinato da Antonio Di Guida, persona da me conosciuta, il quale mi riferì che Pitocchi, venuto a conoscenza di quella missiva, si era risentito nei miei confronti e mi chiese di incontrare Pitocchi per un chiarimento”.
Il chiarimento avvenne a Sant’Antimo, in un centro sportivo di proprietà dei Cesaro. De Biase vi arrivò accompagnato da Di Guida e da Oliviero Giannella.
De Biase: Giunto a Sant’Antimo mi presentarono un signore che non conoscevo e che si presentò come Aniello Cesaro. Poco dopo nello studiò entrò Pitocchi, il quale sembrava in confidenza con il Cesaro. Aniello Cesaro invitò me e Pitocchi a chiarirci. Spiegai a Pitocchi che il mio era un atto dovuto, in quanto capo del Personale non potevo non mettere a conoscenza l’amministrazione della questione della sua incompatibilità. Quell’incontro mi creò parecchio disagio, sia perché non si tenne in una sede istituzionale, sia perché alcuni soggetti che vi parteciparono erano del tutto avulsi dall’apparato comunale”.
Pitocchi, secondo il narrato di De Biase (non indagato, ndr), confermato anche dalle attività investigative del Ros, era a conoscenza del contenuto della missiva inoltrata da De Biase a Perrotta.
Due mesi dopo quell’incontro, De Biase fu sollevato dall’incarico di responsabile del Personale. L’incarico fu affidato a Domenico De Biase (non indagato, ndr), responsabile dell’area economica. De Biase Domenico scrisse al Comune di Teverola per avere conferma del fatto che Pitocchi prestasse servizio in quel Comune. La risposta arrivò ed era affermativa.
Al ritorno di De Biase Luigi alla guida del comparto Personale, si scoprì, attraverso una verifica delle carte, che De Biase Domenico aveva nascosto la risposta di Teverola per circa 50 giorni. Contro Domenico De Biase fu aperto un procedimento disciplinare, che si concluse con 10 giorni di sospensione dal lavoro.
Le dichiarazioni di Luigi De Biase – scrivono gli inquirenti – si incrociano perfettamente con gli esiti delle attività investigative e con le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
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