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La Commissione Straordinaria è al centro di un’escalation di critiche da parte di una compagine politica che, nel corso degli anni, ha mostrato una marcata incapacità di gestire il territorio con la dovuta serietà e un’effettiva vocazione al servizio della cittadinanza. Tuttavia, è necessario distinguere tra il rumore di fondo delle polemiche e la sostanza degli atti amministrativi compiuti. Le recenti indicazioni relative al censimento delle attività commerciali rappresentano segnali tangibili di trasparenza, mentre l’affidamento della gestione della piazzetta Arafat configura un vero e proprio cambio di rotta: un passo concreto verso una gestione amministrativa limpida e controllabile, lontana dalle opacità del passato.
Mentre la vecchia guardia politica locale sembra preferire l’attacco istituzionale alla costruzione, dimenticando che le istituzioni chiamate a governare questa fase critica operano contesto di estrema fragilità, non si può ignorare la responsabilità storica di chi ha contribuito al declino. La desolazione socio-culturale ed economica che caratterizza la città non è un dato naturale, ma il frutto di una gestione negligente e miopica protratta per anni. Colpevolizzare chi oggi tenta di arginare il dissesto, ignorando le cause profonde della crisi, significa perpetuare una dinamica controproducente che danneggia solo la comunità.
È doveroso riconoscere il lavoro di chi, nonostante le ingenti difficoltà strutturali e infrastrutturali ereditate, si impegna a ripristinare i principi di legalità e trasparenza. In un quadro così complesso, dove la vecchia politica ha lasciato un vuoto di fiducia e di servizi, ogni sforzo volto a contrastare la mistificazione politica e a riappropriarsi della dignità amministrativa merita riconoscimento. La vera sfida non è attaccare chi cerca di rimettere in sesto le cose, ma supportare un percorso di rinascita basato sull’onestà intellettuale e sulla capacità di rispondere ai bisogni reali dei cittadini.
Michele Izzo
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