Attentato Ranucci, spuntano i verbali con le accuse di Ranucci al governo. L’ennesimo autogol del giornalista, dichiarazioni rese per depistare le indagini?

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Sono stati svelati i verbali secretati dell’audizione del giornalista Sigfrido Ranucci davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, avvenuta una ventina di giorni dopo la bomba fatta esplodere davanti alla sua casa a Pomezia. ‘Il Giornale‘ e ‘Domani’ pubblicano stralci delle parole del conduttore di Report che, via social, replica: “Mai pensato che ci fossero mandanti politici”. Mentre il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giovanbattista Fazzolari, interpellato dal sito web del quotidiano diretto da Tommaso Cerno, commenta: “Finalmente si sgretola una montagna di menzogne”.

Ranucci e le accuse al governo e al sottosegretario Fazzolari

Bisogna riavvolgere il nastro al 4 novembre 2025 quando il cronista e conduttore di Report viene ascoltato per circa un’ora davanti all’organismo parlamentare: “A differenza di altri episodi legati ad inchieste” in questo contesto “non so cosa pensare e a cosa attribuirlo”, afferma Ranucci aggiungendo che “l’ordigno era qualcosa di un po’ più di rudimentale, si parla di un quantitativo di esplosivo abbastanza importante e sottolineo che si trattava di macchine a gas che, se esplose, avrebbero buttato giù una palazzina”. Giro di domande da parte dei commissari. Tra gli altri prende la parola il senatore M5s Roberto Scarpinato: “Dopo una puntata di report che riguardava la presidente del consiglio Meloni, lei ha dichiarato di essere stato pedinato su richiesta del sottosegretario (alla presidenza del consiglio ndr) Fazzolari: ci vuole raccontare meglio questo episodio e farci capire se ci può essere una connessione con quello che gli è accaduto”, gli chiede. Già diversi mesi prima, infatti, il giornalista ha parlato di un presunto ‘spionaggio’ ai suoi danni facendo riferimento a una presunta attivazione dei servizi segreti per chiedere informazioni: parole subito bollate dal sottosegretario Fazzolari come “deliranti”.

Gli assist al giornalista del grillino Scarpinato

Quando Scarpinato pone domande nella seduta dell’Antimafia, Ranucci risponde a microfoni spenti. Parte di quella deposizione, sottoposta a segreto, è al centro oggi di un articolo de ‘Il Giornale‘ secondo cui il cronista indirizzò la Commissione parlamentare su Fazzolari, uomo di fiducia della premier Giorgia Meloni, ‘il Giornale’ degli Angelucci e una presunta soffiata sull’orario di rientro a casa la sera della bomba. “Vengo a sapere che Fazzolari si era preoccupato molto di un servizio di Report che riguardava la figura del papà di Meloni, come trasportatore di sostanze stupefacenti del clan Senese – dice Ranucci nella sua deposizione secondo quanto riferisce ‘il Giornale’ – Ha messo in piedi tutta una serie di attività per capire chi mi avesse fornito queste informazioni sul genitore della presidente del Consiglio”.

Negli stralci riportati dal quotidiano, il cronista fa anche riferimento al fratello che lavora nella guardia di finanza: “Il sospetto inizialmente era caduto su mio fratello, che lavorava in commissione Antimafia”. E ancora: “Credo che l’allontanamento di mio fratello dalla commissione sia dovuto a questo sospetto”.

Nella deposizione di Ranucci, secondo ‘il Giornale’, c’è poi un capitolo che riguarda proprio il quotidiano diretto da Tommaso Cerno: “L’altra cosa singolare che avviene in quel periodo, che oltre a queste attività, vengono pubblicati dal Giornale, che fa riferimento agli Angelucci, una serie di articoli a firma di Luca Fazzo, giornalista che era stato allontanato da Repubblica per i suoi rapporti con i servizi segreti, nei quali si adombra il sospetto del ruolo di mio fratello alla Striano (l’ufficiale della Guardia di finanza finito al centro dell’inchiesta sulla divulgazione di informazioni riservate e sugli accessi abusivi ai sistemi informatici ndr)”. Articoli che “vengono pubblicati, guarda caso, a ridosso della decisione del Cda della Rai sui palinsesti Rai e sulle repliche di Report, che saranno tagliate”.

Le illazioni sul cronista del Giornale

Fazzo, dalle colonne del quotidiano, smentisce (“Io questa cosa non l’ho mai scritta, né pensata, né saputa”, replica aggiungendo: “Non so che giornalisti frequenti Ranucci, se siano abituati a scrivere su commissione. Io non lo faccio”), mentre il direttore Cerno nel suo editoriale parla di “commedia dell’assurdo”. “Caro Sigfrido, qui le opzioni sono due: o di inchieste non ne capisci più nulla, oppure quel giorno hai servito un depistaggio su un piatto d’argento. Io voglio ancora credere nel giornalismo, quello che cerca i fatti e non i nemici di comodo. Perciò, un consiglio: chiedi scusa a chi fa il tuo stesso mestiere. La bomba era vera, ma la tua pista era un petardo bagnato”, sottolinea il direttore de ‘il Giornale’. Il conduttore di Report risponde via social: “Non ho mai detto che Fazzolari e il Giornale fossero i mandanti del mio attentato – scrive su Fb – Quanto riportato dagli organi di stampa, che riportano estratti di verbali di seduta secretata alla Commissione Antimafia, non corrisponde al vero. Ho sempre detto dall’inizio che non ho mai pensato che ci fossero mandanti politici, basta vedere le cronache di quei giorni”. Al sito web de ‘Il Giornale commenta Fazzolari: “Si sta finalmente sgretolando la montagna di fango, allusioni e menzogne che Ranucci ha riversato contro di me nel tentativo di colpire il governo Meloni – sostiene – Il conduttore di Report si è inventato che avrei attivato i servizi segreti contro di lui ed ha poi creato ad arte allusioni e suggestioni per accostare me e Fratelli d’Italia alla bomba esplosa sotto casa sua. Un grottesco insieme di falsità che è stato però ripreso e amplificato senza troppi scrupoli da una parte della stampa e della politica”.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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