Un sistema di spaccio radicato tra Melito, Mugnano e l’area nord del Napoletano è finito al centro di una maxi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, condotta dai carabinieri della Compagnia di Marano. La DDA ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 41 persone accusate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso e dall’agevolazione del clan camorristico Amato-Pagano. Secondo la Procura, il gruppo avrebbe gestito in maniera stabile diverse piazze di spaccio nel Rione 219/81 di via Lussemburgo e nel Parco Monaco di corso Europa a Melito di Napoli, considerate dagli investigatori centrali per la distribuzione di crack, cocaina, marijuana e hashish.
Gli inquirenti contestano i reati previsti dagli articoli 74 del D.P.R. 309/90 e 416-bis.1 del codice penale, ritenendo che il sodalizio fosse strutturato con ruoli ben definiti tra promotori, organizzatori, pusher, vedette, addetti al trasporto della droga e soggetti incaricati dell’occultamento e del confezionamento dello stupefacente. Secondo gli atti, l’organizzazione avrebbe operato anche per favorire il clan Amato-Pagano, storico gruppo camorristico nato dopo la faida di Scampia del 2004 e ritenuto egemone nell’area nord di Napoli.
Tra le figure considerate di riferimento dagli investigatori compaiono Giuseppe Siviero alias “Peppe O’ Chiatt”, indicato come elemento di collegamento con il clan Amato-Pagano e incaricato di supervisionare le piazze di spaccio del Rione 219/81, Raffaele Tortora, meglio noto come “Lelluccio Pelle e Ossa”, ritenuto altro referente della consorteria, Francesco Siviero detto “Franchetiello O’ Zannut”, Antonio De Stefano, Edoardo Napoletano alias “Robocop” e Giuseppe Sica, conosciuto come “Peppe O’ Pazz”, ai quali viene contestato il coordinamento delle attività di spaccio, del rifornimento della droga e delle operazioni di trasporto e occultamento delle sostanze stupefacenti.
Secondo la ricostruzione della Procura, Antonio Manna detto “Topolino” e Maurizio Errichelli alias “O’ Scimmion” avrebbero organizzato le attività di spaccio prevalentemente di marijuana e hashish tra il Rione 219 e il parco Monaco, mentre Raffaele Capasso, noto come “O’ Cecat”, e Maurizio Grandelli alias “Paperino” sarebbero stati impegnati nella gestione dello spaccio di crack e cocaina. Antonio Palma, conosciuto come “Pokemon”, avrebbe invece curato il rifornimento della cocaina nel Parco Monaco. Vincenzo Maraglino detto “Fefè” e Antonio Siviero vengono indicati come organizzatori delle attività nella piazza di spaccio di via Lussemburgo, mentre Vincenzo Mangiapili alias “Tempesta”, Saverio Amatore e Salvatore Giaccio detto “Cioccolata” avrebbero coordinato la vendita di cocaina nella zona tra Melito e Mugnano.
Nell’elenco degli indagati figurano inoltre Vincenzo Amato alias “O’ Pechegno”, Emanuele Barbato detto “Merluzz”, Salvatore Battaglia, Pasquale Casadei alias “Linotto”, Gennaro Casoria, Stefano Chianese, Davide Cirillo detto “O’ Polacco”, Nicola Esposito noto come “O’ Nippolo”, Salvatore Gemito detto “Totore e Barbarell”, Albina Guarino, Antonio Lemaire detto “Tonino Pallonetto”, Michele Martinelli alias “O’ Pucchiacc”, Salvatore Martinelli conosciuto come “Bulldog”, Grazia Mugnano, Giuseppe Pastore detto “U’ Turres”, Aniello Piscopo, Daniele Raiano alias “O’ Chiatt”, Salvatore Reale detto “Totoriell”, Nicola Romano noto come “Ottica”, Giovanni Rosica alias “O’ Cafone”, Maurizio Santaniello detto “Splinter”, Maria Sassone conosciuta come “A’ Cines”, Francesca Secce, Antonia Silvano alias “Tonia” e Alessandro Staffa. Molti degli indagati risultano già detenuti in diversi istituti penitenziari italiani.
Le indagini si sarebbero basate su attività tecniche, intercettazioni telefoniche e ambientali e sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Paolo Caiazza, Errico D’Ambrosio, Mauro Marino, Salvatore Roselli e Tsvetan Sabev, ritenute utili per ricostruire gli assetti interni del gruppo e il funzionamento delle piazze di spaccio. Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, gli indagati potranno ora presentare memorie difensive, produrre documenti o chiedere di essere interrogati prima delle eventuali richieste di rinvio a giudizio da parte della Procura.

























