Marano e il caso degli appartamenti di via Sant’Agostino. Lo scandalo si allarga: il Comune aveva dichiarato procedibile anche l’istanza di sanatoria edilizia. L’ente dovrebbe essere commissariato

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Il caso della palazzina di via Sant’Agostino continua a tenere banco. La recente sentenza del Tar, che ha accolto il ricorso della famiglia Polverino, dichiarando nullo l’intero procedimento di acquisizione del bene (abusivo) al patrimonio comunale (l’iter era partito nel 1992 e si era concluso soltanto tra il 2018 e il 2019 con lo sgombero degli occupanti), è una di quelle bombe destinate – come altre – ad avere conseguenze enormi per il municipio maranese, che come scriviamo da tempo necessiterebbe di una commissione prefettizia ispettiva propedeutica ad un eventuale scioglimento.

I giudici del Tar hanno di fatto accertato che l’ente comunale non hai provato di aver notificato ai Polverino, tra cui Vincenzo cugino del boss Giuseppe, gli atti relativi all’ordinanza di abbattimento e successiva acquisizione del bene al proprio patrimonio. Non vi è traccia delle notifiche e non è chiaro se sia trattato di una dimenticanza dei legali del Comune o se quelle notifiche non siano mai arrivate a destinazione e in quel caso la colpa sarebbe da iscrivere all’ufficio tecnico o ai vigili o ai messi notificatori. Da qui non si scappa.

Intanto emergono nuovi particolari dalla sentenza del Tar. Si scopre infatti che il Comune di Marano (che ha combinato macelli anche per le case di via Antica Consolare Campana, acquisite al patrimonio comunale già dal 2007 e ancora non assegnate), 13 anni fa avrebbe dichiarato procedibili le istanze di condono edilizio presentate dai Polverino, quando il bene – da ben 15 anni – era in realtà già acquisito al patrimonio dell’ente. Nel 2014, invece, lo stesso municipio avrebbe autorizzato persino la rateizzazione del pagamento delle oblazioni.

“A fronte della produzione documentale presentata dai ricorrenti – scrivono i giudici del Tar – il Comune di Marano non ha in alcun modo provato di aver effettivamente notificato i provvedimenti sanzionatori (ordinanza di demolizione e acquisizione, ndr), in virtù dei quali è stata successivamente disposta la trascrizione dell’acquisto della proprietà degli immobili al patrimonio comunale». I giudici fanno notare ancora che “la mancata notifica del provvedimento di abbattimento determina l’inefficacia dell’eventuale provvedimento di acquisizione per carenza del relativo presupposto legittimante”.

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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