L’ammutinamento dei calciatori del Napoli e quel precedente di 31 anni fa

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Una cosa così a Napoli non la ricordavano dall’11 maggio del 1988. Quando un perplesso Garella si presentò davanti ai giornalisti recitando il celebre comunicato contro Ottavio Bianchi, allora allenatore degli azzurri: «Premesso che siamo professionisti seri e che nessuno questo può negarlo, a seguito della situazione che si è venuta a creare, noi riteniamo giusto chiarire la nostra posizione. La squadra è sempre stata unita e l’ unico problema è il rapporto mai esistito con l’ allenatore, soprattutto nei momenti in cui la squadra ne aveva bisogno. Nonostante questo gravissimo problema, la squadra ha risposto sul campo sempre con la massima professionalità. Di questo problema la società era stata preventivamente informata. Firmato: I giocatori del Napoli». Seguì il carico da 11 di Maradona dall’Argentina: «Bianchi mi deve spiegare perché alcuni miei compagni sono stati liquidati», con il tecnico bergamasco che replicava «A Maradona non devo spiegare nulla. E, poi, mi chiami signor Bianchi». Seguì l’epurazione l’anno dopo di 4 big come Bagni, Giordano, Ferrario e lo stesso Garella , quelli che, si dice, erano maggiormente entrati in conflitto con il tecnico. Si parlò nei mesi e negli anni successivi anche di trame oscure legate al calcioscommesse, ovviamente mai provate. Una leggenda nata probabilmente per spiegare l’inspiegabile crollo di una squadra in testa alla classifica con 4 punti di vantaggio a 5 giornate dalla fine (e allora la vittoria valeva 2 punti) e poi finita seconda dietro il Milan con tre punti di distacco. Riuscendo a realizzare un solo punto su 10 disponibili nelle ultime 5 gare.

Il pentito

Ora però c’è chi si pente di quanto fatto all’epoca. E’ il caso di Renica: «Il nostro comunicato del 1988 fu un errore grave, i giocatori devono pensare al campo. Ora si rischia la distruzione».

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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