Erdogan bombarda il nord della Siria, la battaglia è iniziata

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La battaglia nel nord est della Siria è iniziata. Lo ha annunciato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan: “Le Forze Armate turche, insieme all’Esercito nazionale siriano, hanno appena lanciato” un’operazione “contro il Pkk, le Ypg e i terroristi di Daesh (Isis) nel nord della Siria”. Questa mattina, funzionari turchi citati da Bloomberg avevano detto che le truppe turche avevano varcato il confine siriano per dirigersi contro le postazioni curde. Notizia poi smentita dallo stesso ministero della Difesa turca, che ha parlato di “preparativi per l’operazione militare in Siria”.

L’operazione lanciata dal Sultano – che ora si trova il campo sgombro da ogni resistenza – è stata rinominata “Fonte di pace“. Nei giorni scorsi, i blindati e i soldati americani hanno abbandonato le proprie postazioni per lasciare ai turchi la possibilità di agire indisturbati. Ma non solo. È chiaro che il presidente Donald Trump vede in questa battaglia, l’ennesima di Erdogan sul suolo siriano, una possibilità per allontanare le truppe americane e farle tornare a casa. Durante la campagna elettorale, il tycoon era stato molto critico nei confronti di Barack Obama e dei suoi predecessori, che avevano trascinato gli Stati Uniti in guerre lunghe e costose, sia in termini di vite umane che dal punto di vista economico.

E i curdi? Perché Trump li ha scaricati dopo che questi hanno combattuto e sono morti per estirpare lo Stato islamico dalla Siria? Questa minoranza, considerata a lungo di serie B dallo stesso regime di Damasco, ha visto nella guerra in Siria una possibilità per costruire un’entità autonoma dal governo centrale. Combattete per noi contro l’Isis, questo è il ragionamento fatto dagli Usa ai curdi, e avrete il vostro Stato. Ma così non è stato. E non ci voleva molto a capirlo. Gli Usa sono stati trascinati in guerra con un unico obiettivo: rovesciare Bashar al Assad. Solamente dopo si è inserita la variabile dell’Isis e la lotta al terrore. Ora i curdi non hanno alcuna scelta, se vogliono continuare a sopravvivere, se non quella di tornare a Damasco con il capo cosparso di cenere. Ma prima dovranno vedersela con i caccia di Ankara che già sorvolano i cieli di Siria.

L’azione turca, come prevedibile, è stata coordinata con gli attori presenti in Siria. Usa e Russia in testa. Vladimir Putin, in una telefonata a Erdogan, ha affermato “l’importanza di garantire l’unità e l’integrità territoriale della Siria e il rispetto della sua sovranità è stata osservata da entrambe le parte”. Impossibile non leggere ciò che sta accadendo nel nordest della Siria senza pensare a ciò che c’è più ad ovest: Idlib. Qui migliaia di jihadisti in armi – tutelati dai turchi – resistono da anni contro le forze di Damasco. È probabile che Putin abbia chiesto, in cambio dell’operazione militare di Erdogan, la possibilità di chiudere definitivamente la partita a Idlib. Non stupirebbe. I destini della Siria, fin dall’inizio della guerra, si sono decisi altrove.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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