Il metano tra la Puglia e la Grecia. Il governo italiano nicchia e se lo sta facendo soffiare

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Test d’intelligenza per un presidente del consiglio che si definisce «avvocato del popolo» e per il nuovo ministro dello Sviluppo Economico (Stefano Patuanelli, nel caso qualcuno se lo fosse perso). Posto che l’ Italia ha un bisogno disperato di metano, grazie al quale ricava anche il 45% dell’ elettricità prodotta sul territorio nazionale, che il 93% di questo gas lo compra a caro prezzo dall’ estero (Russia, Algeria, Qatar) e che la dipendenza dalle importazioni continua ad aumentare, cosa deve fare il nostro Paese con l’ enorme giacimento di tale idrocarburo che ha nel mare davanti casa? Se la vostra risposta è «Sfruttiamolo, prima che qualcuno ce lo freghi», significa che vi manca la qualità fondamentale per ricoprire un incarico di alta responsabilità nel governo giallorosso: la dabbenaggine.

La linea adottata dall’esecutivo è infatti quella opposta, coerente col programma illustrato in parlamento da Giuseppe Conte: «Siamo determinati a introdurre una normativa che non consenta più il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi. Chi verrà dopo di noi, se mai vorrà assumersi l’ irresponsabilità di far tornare il Paese indietro, dovrà farlo modificando questa norma di legge».

MASOCHISMO
Un masochismo rivendicato con orgoglio come scelta «responsabile» e condiviso in pieno dal grillino Patuanelli: è grazie al primitivismo suo e degli altri talenti del M5S, e alla cedevolezza del Partito democratico (cosa non si fa per tornare al potere alla faccia degli elettori), che l’ Italia ha deciso di fregarsene di quel giacimento.

A gennaio la Lega era riuscita a mitigare l’ autolesionismo, ottenendo che l’ esecutivo non andasse oltre una moratoria di diciotto mesi alla concessione di nuovi permessi per le prospezioni in mare e in terra. Ora che l’ ostacolo dei salviniani è stato rimosso, però, nulla ferma più i Cinque Stelle. È già previsto che la moratoria si trasformi in divieto perenne, per il tripudio del ministro dell’ Ambiente Sergio Costa.

Se a Roma il governo fa piangere, Atene ride. Il giacimento snobbato dai nostri ministri, denominato “Fortuna Prospect”, si trova infatti tra Santa Maria di Leuca, in Puglia, e l’ isola di Corfù, quindi a cavallo tra i confini italiani e quelli greci. Una società americana specializzata in studi geologici, la Global Med, aveva ottenuto a dicembre (sì, proprio dal Conte gialloverde) il permesso ad esplorare per sei anni una porzione di mare pari a 2.200 chilometri quadrati, ma la rivolta dei No-Triv ha spinto i grillini a varare prima la moratoria e ora il blocco definitivo.

I ministri ellenici, invece, sono stati ben lieti di concedere le licenze per lo scavo dei pozzi esplorativi. Le tre società autorizzate – Total, Edison e la locale Hellenic Petroleum – sono pronte a trivellare. Terminata la fase di studio, passeranno allo sfruttamento commerciale.

Il bello (per i greci, non per noi) è che gli impianti di estrazione, sebbene collocati nel mare di competenza ellenica, succhieranno inevitabilmente il metano dell’ intero giacimento, inclusa la parte sottostante alle acque riservate all’ Italia. Si porteranno via il nostro gas e a scippo avvenuto, magari, ce lo rivenderanno. S’ intende: al prezzo salatissimo stabilito dalle quotazioni internazionali. E non potremo dare la colpa a nessun altro che a noi stessi e al governo giallorosso.

IL PARAGONE EGIZIANO
Per spargere ulteriore sale sulle ferite, occorre dire che Fortuna Prospect, sebbene non sia stato ancora studiato a fondo, secondo le prime rilevazioni ha tutte le carte in regola per essere un giacimento ricco e importante. La sua natura geologica e le sue dimensioni, infatti, paiono simili a quelle del gigantesco Zohr, scoperto in acque egiziane da Eni nel 2015 e già entrato in funzione: ad oggi si tratta del deposito di metano più grande del Mediterraneo, in grado di garantire una produzione da record per i prossimi decenni.

Grazie a Zohr l’ Egitto ha ottenuto l’ indipendenza energetica, mentre i campi adiacenti stanno facendo ricchi Israele e Cipro, che si sono subito aggregati. C’ è un solo Paese, in questo quadrante di mondo, che non partecipa alla corsa e sputa sul gas che ha nel proprio sottosuolo, ed è il Paese che ne avrebbe più bisogno. Grazie, avvocato Conte.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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