Umbria, l’inciucio Pd-M5s è salvo nonostante il no della Di Maolo

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Sembrava dovesse essere lei il volto nuovo capace di incollare i pezzi del Pd umbro assieme a quelli del Movimento Cinque Stelle.

E invece Francesca Di Maolo non sarà la candidata presidente dell’Umbria alle prossime elezioni del prossimo 27 ottobre.

L’ufficialità è arrivata solo nel tardo pomeriggio: sarà Vincenzo Bianconi, e non lei, a guidare alle regionali quelli che finora erano due acerrimi nemici (Pd e M5S). Il “no” dell’avvocato 48enne è arrivato secco, senza appelli. In un sms di cui IlGiornale.it è venuto a conoscenza, infatti, la Di Maolo ha chiuso la porta ad ogni possibile candidatura digitando un definitivo “non ci penso proprio”.

Di qualità la presidente dell’Istituto Serafico ne ha diverse, ma l’esperienza politica le manca. E in un momento in cui nel Pd locale è in corso una lotta intestina, non sarebbe stata certo cosa semplice districarsi nel marasma elettorale. Se poi fosse stata eletta, avrebbe dovuto pure gestire il difficile rapporto tra grillini e piddini. Il rischio insomma era quello di rimanerci impallinata. Non è un caso se molte persone a lei vicine, anche all’interno dell’Istituto, da giorni si chiedevano: “Ma chi glielo fa fare?”.

In fondo la Di Maolo dal 2013 è alla guida di un istituto di eccellenza per bambini e ragazzi con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali. Gli impegni non ne le mancano. Inoltre ha diversi incarichi cui dovrebbe rinunciare in caso di elezione a presidente o a consigliere regionale. Insomma: “Chi glielo fa fare?”.

Una risposta ci sarebbe. Il mondo cattolico, cui è molto legata, l’avrebbe vista bene alla guida della Regione. Tanto che ieri, parlando con i giornalisti, la Di Maolo aveva lasciato intravedere uno spiraglio. Ai cronisti aveva sussurrato che questa “è l’ora di riflettere”, poi però nella tarda mattinata di oggi ha comunicato la decisione (negativa) ai vertici di M5S e Pd.

La proposta a candidarmi come governatore dell’Umbria mi ha raggiunta di sorpresa e nel pieno delle mie attività”, ha scritto in una nota la Di Maolo. “La mia vita scorre al Serafico, a stretto contatto con bambini e ragazzi con disabilità grave, per i quali ogni giorno siamo impegnati a fare la differenza tra la sopravvivenza e la vita. Difficile dunque interrompere una corsa appassionata quando potrebbero derivarne delle conseguenze alle persone che ami“. Nessun ripensamento, dunque. “Da anni sono impegnata a promuovere il tema dell’impegno politico e molti hanno interpretato il mio no come un gesto incoerente – ha aggiunto – ma con grande convinzione colgo l’occasione per dire con forza che non è una singola persona al vertice di una qualsiasi istituzione a fare la differenza“.

Di Maio e Zingaretti sono stati costretti così a ripiegare su Bianconi, presidente di Federalberghi e uno dei più importanti imprenditori del turismo in Umbria. L’idea di puntare sul “cattolicesimo progressista” aveva stuzzicato sia piddini che dem, soprattutto dopo il via libera della piattarforma Rousseau all’inciucio, ma la carta Di Maolo si è rivelata un “due di picche”. Senza contare che, dopo il gran rifiuto di Brunello Cucinelli, Catia Bastioli e Fausto Cardellaieri, ieri mattina pure il primo cittadino di Assisi, Stefania Proietti (indicata da Di Maio) si è sfilata dalla corsa preferendo rimanere “a fare il sindaco” della città di San Francesco. Dal cilindro Di Maio e Zingaretti hanno così tirato fuori Bianconi. L’inciucio è salvo? Solo il tempo (e il voto) dirà se sarà in grado di risollevare le sorti del centrosinistra (e dei grillini) in Umbria.

Le pene dei giallorossi intanto fanno gongolare Salvini e il centrodestra, convinti di poter portare a casa la vittoria. “Pd e grillini prendono in giro gli umbri – attacca il leader della Lega – cambiano ogni giorno squadra e candidati. Una vergogna senza precedenti”. La partita è ancora aperta.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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