Hanno fatto risorgere pure Casini, che ora punta al Quirinale con la benedizione di Renzi

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Che Matteo Renzi abbia il chiodo fisso e continui a pensare alla poltrona di palazzo Chigi, non è un mistero. L’ uomo è tutto tranne che fesso: sa benissimo che la presidenza del Consiglio gli è preclusa, almeno finché il vento non cambia. Ma se c’ è una cosa che davvero lo accomuna al corregionale Amintore Fanfani (detto «Rieccolo») e a Silvio Berlusconi, è la tigna: Renzi non è uno che molla. E a 44 anni può ancora permettersi di fare piani a lunga scadenza. Filosofia racchiusa nella frase con cui termina il suo libro pubblicato a febbraio: «C’ è un’ altra strada che ci aspetta. Non so se alla fine raggiungeremo la Terra promessa. So però che, nel dubbio, è sempre meglio mettersi in cammino». Si è messo in marcia subito dopo il tonfo del 4 marzo 2018.

Accanto aveva Pier Ferdinando Casini, democristiano come lui. Generazioni e stili diversi, appetiti simili: per loro intendersi era stato facile, da prima che il bolognese appoggiasse il governo dell’ ex sindaco di Firenze. Dal connubio erano nate la presidenza della commissione d’ inchiesta sulle banche, affidata al leader centrista nel 2017 per volontà dell’ allora segretario del Pd, e la candidatura di Casini nel collegio uninominale della sua città.

L’ASSE – Insieme, ora sono in prima fila tra chi chiede ai dem di turarsi il naso e cercare «convergenze inedite» con i Cinque Stelle. Le elezioni a ottobre spezzerebbero il cammino che nei disegni di Renzi dovrebbe portare lontano tutti e due. Perché è vero che la sinistra sta facendo questa battaglia allo scopo principale di piazzare uno dei suoi al Quirinale, nel 2022. Ma all’interno di questo schema Renzi gioca una sfida personale, per far diventare il suo socio anziano il successore di Sergio Mattarella. Pazza idea? Niente affatto.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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