Mafia, maxi blitz tra Palermo e New York

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Gli Inzerillo tornano in carcereScappati durante la guerra di mafia degli anni Ottanta, rientrati a Palermo e ora di nuovo in cella. Tommaso e Francesco fanno parte dell’elenco dei 19 arrestati del blitz che nella notte ha visto impegnati più di 200 uomini della Squadra Mobile di Palermo, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e del Federal Bureau of Investigation (FBI) di New York. Entrambi erano già finiti in cella nel blitz Gotha del 2006. Francesco fu scarcerato nell’ottobre del 2011 e Tommaso nel novembre del 2013.

L’operazione colpisce il potente mandamento di Passo di Rigano. Le indagini, coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise, Francesco Gualtieri, Giuseppe Antoci e Roberto Tartaglia (oggi alla Commissione parlamentare antimafia) parte dalla Sicilia e giunge in America, dove gli Inzerillo si erano rifugiati per scampare alla mannaia di Totò Riina e dove hanno fatto affari. Tra gli arrestati anche il sindaco del paese di Torretta, Salvatore Gambino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Gli scappati non solo hanno fatto rientro in Sicilia, ma i capimafia hanno dialogato con loro, pronti a mandare in prescrizione la condanna a morte stabilita da Totò Riina che degli Inzerillo, così disse, voleva che neppure il seme restasse sulla terra. Il padrino corleonese è morto e le cose sono cambiate. Ed ecco il dialogo dei nuovi boss con Francesco Inzerillo, soprannominato “‘u truttaturi” e Tommaso Inzerillo, “u muscuni”. Il segno dei tempi è che la più autorevole voce del dialogo è stata quella di Settimo Mineo, fedelissimo di Nino Rotolo, e cioè del padrino ergastolano di Pagliarelli che era pronto alla guerra pur di tenere gli scappati lontano dalla Sicilia.

Francesco e Tommaso sono rispettivamente fratello e cugino di Totuccio Inzerilloil quale, dopo che i corleonesi massacrarono Stefano Bontate, credeva di poterla fare franca forte dei milioni dei dollari che era capace di fare circolare grazie agli affari della droga. Ed invece i killer attesero che scendesse dall’appartamento di via Brunelleschi dove si era intrattenuto con una donna. Non fece in tempo a salire sulla sua Alfetta blindata. I kalashnikov sfigurarono il suo corpo.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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