Marano, gli affari con i narcos del Cartello di Cali. I soldi nascosti nei forni e il ruolo di Carbone

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I soldi per acquistare la cocaina colombiana venivano – in alcuni casi – occultati all’interno di forni ad infusione, dotati di doppi fondi, realizzati da un imprenditore milanese, Fabrizio Ventura, anch’egli coinvolto nell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Maria Di Mauro. Il meccanismo, utilizzato per superare i controlli alla dogana, era stato ideato con la complicità di un suo dipendente di origina romena. I fatti oggetto dell’indagine risalgono al biennio 2013-2014. Uno dei personaggi di spicco dell’inchiesta è Bruno Carbone, al vertice dell’organizzazione, condannato a 20 anni di reclusione ma attualmente latitante, che era riuscito ad instaurare solidi rapporti con i narcotrafficanti di Cali, negli anni Novanta contrapposti all’organizzazione capeggiata da Pablo Escobar. Il Cartello di Cali è tornato di recente alla ribalta con la serie televisiva “Narcos”, prodotta da Netflix, ispirata proprio alle lotte tra i narcos colombiani per il controllo dei traffici di cocaina nel paese sudamericano. Fiumi di droga esportati negli Stati Uniti, ma anche in Europa. Il Cartello di Cali, ancora tra i più attivi in Colombia, raccolse l’eredità lasciata dalla morte del “padrino” Pablo Escobar, a capo invece dello storico Cartello di Medellin.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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