Pianeta scuola, le immissioni in ruolo. L’opinione di Libero Tassella

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Ogni anno, allorquando dopo le operazioni di trasferimento, si comincia a parlare di numeri per le immissioni in ruolo, questi sono sempre sottodimensionati rispetto al reale fabbisogno di insegnanti nella scuola statale. Quest’anno, come ho scritto in un articolo pubblicato ieri su Orizzontescuola, rispetto ai posti vacanti dopo i trasferimenti e la mobilità professionale, rispetto ai numeri che il Ministro Bussetti sempre ieri, dopo l’incontro con i sindacati, ha comunicato al Mef ci saranno oltre 5.000 immissioni in meno rispetto a quelle che si sarebbero potute effettuare. Aggiungo che a queste si sarebbero potute aggiungere anche altre immissioni in ruolo, quelle su “Quota Cento”, i precari avevano chiesto immissioni sul 100% di questi posti, ma dai numeri comunicati al Tesoro, questi posti non ci saranno né al 100% e né al 50%, tradendo una delle finalità portate a giustificazione del pensionamento anticipato Quota 100, i pensionamenti avrebbero dovuto incentivare la nuova occupazione stabile sul turn over. Ciò premesso, il macro problema del precariato italiano é un altro e lo si cerca di mimetizzare da anni da parte dei vari Ministri dietro indizioni di concorsi ordinari oppure di concorsi riservati o di sanatorie , quindi si pensa di risolvere il problema, creando nuove graduatorie e nuove aspettative.

Ovviamente il problema si avverte maggiormente nelle regioni che producono insegnanti rispetto ai posti di insegnamento che le stesse riescono ad offrire per denatalità, per spopolamento e per migrazioni interne, non ultimo la distribuzione territoriale sul suolo italiano degli emigranti. Ebbene a mio avviso e non solo il vero problema dei problemi che crea precariato scolastico da decenni è la distinzione tra organico di diritto, un organico teorico e un organico di fatto, quello vero. Questa fittizia distinzione non é cosa da poco per il reclutamento, poiché le immissioni in ruolo avvengono solo sull’ organico di diritto, e costringe molti docenti a restare supplenti per anni sull’ organico di fatto prima di arrivare a passare nella cruna dell’ago che l’organico di diritto di quell’anno permette per l’immissione in ruolo. E per entrare in quella cruna si aspettano anni, invecchiando nelle graduatorie.

Questa pratica tutta italiana é ispirata dal fare lesina sulla scuola e gli insegnanti, il supplente non é pagato per due mesi, percepisce lo stipendio iniziale, e non ha diritto alla ricostruzione di carriera e ha meno tutele contrattuali soprattutto nel campo delle assenze per malattia retribuite, percepisce il Tfr solo dopo 12 mesi e lo stipendo con vergognosi ritardo, a volte di mesi. Inoltre i costi dei posti di organico di diritto si mettono nella legge di bilancio mentre i posti di organico di fatto no. Per chiudere la partita con il precariato bisognerebbe assumere sull’organico reale quello di fatto, stabilizzeremmo tutti gli insegnanti e svuotetemmo tutte le graduatore oggi esistenti per ogni ordine e grado su posto comune e su posto di sostegno e si potrebbero programmare i concorsi ordinari triennali e nazionali. Se non si risolve questo problema con una precisa analisi di costi il problema del precariato scolastico non si risolverà mai e tra vent’anni ripeteremo sempre le medesime cose come le stiamo ripetendo da quarant’anni.

Libero Tassella

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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