L’Alleanza di Secondigliano aveva pure una talpa nell’ufficio gip. La donna è finita ai domiciliari

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“Una talpa nell’ufficio gip” – L’indagine ha ricostruito come il clan Contini riuscisse ad anticipare e prevenire le azioni di contrasto di magistratura e forze dell’ordine grazie a una rete di fiancheggiatori tra i quali figura anche una dipendente dell’Ufficio Gip del Tribunale di Napoli. Si tratta di Concetta Panico(finita ai domiciliari), imparentata con Antonio Pengue (in carcere), uno dei presunti affiliati al clan. Quest’ultimo, attraverso la Panico, nel 2014, venne a conoscenza in anticipo dell’emissione di una ordinanza di custodia per 90 presunti esponenti al clan Contini. A gestire la rete di fiancheggiatori era il gruppo dei Contini, che fa capo ad Antonio Muscerino. In quell’occasione Pengue ricevette rassicurazioni sul fatto che tra gli indagati non figuravano nè lui nè Muscerino. Il tutto emerge da alcune intercettazioni. In sostanza la Panico, è emerso dalle indagini, attraverso un accesso abusivo al sistema, era riuscita a visualizzare, il 15 gennaio 2014, l’elenco dei destinatari delle misure cautelari che vennero poi eseguite.

I boss? Erano anche le donne – Anche le donne erano a capo dell’Alleanza di Secondigliano: l’inchiesta sha confermato il ruolo apicale delle tre sorelle Aieta (sposate con Edoardo Contini, Francesco Mallardo ed Patrizio Bosti, ndr) e di Maria Licciardi(sorella del defunto boss Gennaro Licciardi e l’unica facente parte dei vertici ad essere sfuggita al blitz). Non solo svolgevano il compito di tenere i contatti con i boss al 41bis ma prendevano decisioni importanti per la vita del potente cartello criminale che controllava le attività illecite in alcuni quartieri di Napoli e che avevano messo in piedi anche attraverso prestanome importanti attività imprenditoriali e commerciali in tutta Italia.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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