Il San Giovanni Bosco era “cosa loro”: i summit dell’Alleanza nel nosocomio napoletano

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Altro che formiche, altro che invasione di insetti che si arrampicano sulle lenzuola, sui macchinari che tengono in vita i pazienti allettati. Qui al San Giovanni Bosco – meglio noto come ospedale delle Formiche – è accaduto di tutto: summit di camorristi, carte false per i finti sinistri, un’intera catena amministrativa piegata ai voleri del clan Contini: fino a 500 euro per concedere le dimissioni a un paziente morto in corsia, per portarlo a casa con il via libera di medici corrotti, di infermieri e barellieri rigorosamente sotto il tacco del clan; certificati medici per perizie fasulle in grado di sbloccare indennizzi assicurativi, finanche un parcheggiatore abusivo che offre lo sconto sui ticket del 50 per cento, grazie a un medico compiacente in ambulatorio.

Eccolo l’ospedale gomorra, almeno a leggere le carte dell’inchiesta culminata nella maxiretata contro la Alleanza di Secondigliano, a distanza di 20 anni dal primo blitz (era il 1999 a firma dell’allora gip Laura Triassi), a conferma del patto di sangue (prima ancora che militare e affaristico) tra i Contini-Bosti del Vasto, i Licciardi di Secondigliano e i Mallardo di Giugliano. Le mani sulla città, altro che paranze di bambini in vena di scarrellare le pistole contro balconi o panchine, a leggere la misura cautelare firmata dal gip Roberto D’Auria.

Il Mattino

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