Gomorra dalla A alla Z, l’Alleanza di Secondigliano dai primi anni Novanta ai giorni nostri 

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L’Alleanza di Secondigliano è un organizzazione criminale dedita a tantissimi traffici illeciti: dagli stupefacenti alle armi, dalla contraffazione alle estorsioni, dalla ricettazione alle truffe. Il suo territorio di competenza si estende dal litorale domitio fino a Napoli centro, passando, naturalmente, per Secondigliano. I fondatori dell’alleanze furono Francesco Mallardo di Giugliano, alias Ciccio ‘e Carlantonio, Gennaro Licciardi di Secondigliano (Masseria Cardone) ed Eduardo Contini, napoletano doc della zona San Giovanniello, alias ‘o Romano.
I primi due, oltre ad essere alleati, sono anche cognati, in quanto hanno sposato le sorelle Aieta. Eduardo Contini fa capire subito, fin da giovane, che chiunque voglia trafficare illecitamente nel territorio che va da Capodichino fino a Poggioreale, passando per la stazione centrale, deve passare inevitabilmente per lui. Agli inizi degli anni Novanta nasce la famigerata Alleanza, con l’obiettivo di creare un unico cartello criminale ed inglobare tutti i clan di Napoli e provincia. In questo super cartello entrano a far parte il gruppo di Patrizio Bosti, killer spietato, fedelissimo di Eduardo Contini ed altro cognato di Mallardo e Licciardi, in quanto sposa anche lui un altra sorella Aieta. Poi i Tolomelli-Vastarella della Sanità, i Mariano dei Quartieri spagnoli, il gruppo di Nicola Rullo, detto ‘o Nfamone del Vasto -Arenaccia, il gruppo Sacco-Bocchetti di San Pietro a Patierno, oltre ai Ferrara di Villaricca e ai Pianese di Qualiano, questi ultimi storici affiliati ai Mallardo di Giugliano.
Ne viene fuori un’organizzazione con oltre 500 affiliati. Se un gruppo del cartello finisce sotto attacco di qualche altro clan, il resto dell’Alleanza è chiamato a fornire aiuto. La prima faida si ha nel 1991, quando i Tolomelli, forti dell’appoggio dell’Alleanza, tentano di conquistare la Sanità e le zone limitrofe, ma il clan Misso-Pirozzi, egemone in quegli anni, darà loro filo da torcere, poiché vanta tra le proprie fila uomini di alto spessore criminale n come Vito Lo Monaco (defunto), killer del gruppo, e Giulio Pirozzi, meglio noto come o’ Giulio (detenuto con una pena all’ergastolo).
I Misso non vogliono cedere il passo. allora ne scaturisce una feroce faida con omicidi eccellenti da ambo le parti, come quello dello stesso Vito Lo Monaco e Assunta Sarno, moglie del capoclan Giuseppe Misso, nonché Gennaro Esposito, detto o’ Curto, cognato di Licciardi.
Nel 1994 l’Alleanza subisce una grave perdita: muore infatti Gennaro Licciardi per setticemia nel carcere di Voghera. Finisce fuori gioco dunque uno dei suoi leader fondatori, ne prenderà il posto suo fratello Vincenzo, alias ‘o Chiatto. Dopo la faida alla Sanità e la morte di a’ Scigna, nel 1996 si aprirà un altro scontro armato, stavolta con i Mazzarella, stufi delle mire espansionistiche dell’Alleanza verso la zona Poggioreale. I Mazzarella dichiarano guerra con una serie di agguati compiuti contro affiliati del clan Contini.
Il momento clou della faida si avrà con l’agguato all’esterno del carcere di Poggioreale, eseguito da uomini dell’Alleanza che tentano di ammazzare Vincenzo Mazzarella (morto l’anno scorso), ma questi riesce a sfuggire all’agguato mortale. Cade invece sotto i colpi dei killer Francesco Mazzarella, papà di Vincenzo e patriarca della famiglia.
Nel 1998, dopo una detenzione di 14 anni, viene scarcerato Peppe Misso, detto o’ Nasone, famigerato boss della Sanità e zone limitrofe. O’ Nasone parte subito all’attacco dell’Alleanza, creando un cartello che si poneva in contrapposizione agli uomini del cartello di Secondigliano. Un super gruppo formato dai clan Misso-Mazzarella-Sarno.
E’ una guerra senza esclusione di colpi: si spara in tutti i quartieri di Napoli. Solo dopo qualche anno c’e una tregua, una pax sancita dai colonnelli del clan Misso che garantirono che i Mazzarella non avrebbero più attaccato e dai pezzi da novanta dei Contini, che avrebbero garantito per i Licciardi della Masseria Cardone.
Anno 2004 prima faida di Scampia, sia i Di Lauro che gli scissionisti (Amato-Pagano-Abete-Notturno) chiederanno appoggio all’Alleanza, ma i vertici del sodalizio non prenderanno posizione e non aiuteranno né gli ne gli altri. Questo principio varrà anche per le altre faide consumatesi nei territori di Scampia, Melito e Mugnano. Mentre le autorità sono tutte concentrate a monitorare i clan impegnati nella faida, l’Alleanza continua indisturbata ad arricchirsi con i suoi traffici e, anno dopo anno, macina business illeciti anche con i suoi capi in galera. A gestire il tutto, negli ultimi anni, erano le sorelle Aieta, Maria Licciardi, latitante, e la moglie di Salvatore Botta, ras del clan Contini.
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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