Il caso Simeoli: il palazzinaro fuori dal carcere per decorrenza dei termini di custodia. Sarà ora la Cassazione a decidere

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Sarà la Cassazione a decidere del destino di Antonio Simeoli, il noto palazzinaro maranese scarcerato ieri per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. La scarcerazione è stata eseguita a norma dell’articolo 303 del codice di procedure penale. “Ciaulone” potrebbe ritornare in carcere se i giudici del terzo grado (da qui a qualche settimana o mese) confermeranno la condanna già emessa in appello.

L’imprenditore edile fu arrestato a Marano nell’ottobre del 2013, insieme con i figli Benedetto e Luigi, entrambi condannati sia in primo grado che in appello e attualmente agli arresti domiciliari. Secondo i collaboratori di giustizia Roberto Perrone e Biagio Di Lanno, “Ciaulone era il dominis dell’edilizia maranese e riusciva, anche attraverso importanti agganci politici, a controllare l’ufficio tecnico del comune”. In una delle udienze del processo di primo grado, Simeoli riferì ai giudici di “esser stato una vittima di Giuseppe Polverino”, alias ‘O Barone, al quale avrebbe versato cospicue somme di denaro ottenendo dallo stesso il benestare per alcune operazioni edili. Il nome di “Ciaulone” compare anche in relazione ad un appalto nel cimitero di Poggioreale, per il quale fu necessario – secondo il pentito Perrone – “un intervento di mediazione dei Polverino con il clan Contini”. E poi alcune operazioni eseguite a Marano, come la speculazione edilizia di via Casalanno (prospiciente al convento francescano) e per la vicenda di Palazzo Merolla, acquistato dal comune (anno 2002) per oltre un miliardo delle vecchie lire.

 

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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