Le rivelazioni dei pentiti: Marco Di Lauro voleva una strage durante il Grand Prix di F1 a Barcellona

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Marco Di Lauro stava per compiere una strage al Gran Premio di Formula 1 dell’aprile 2008 a Barcellona, in Spagna. A rivelarlo, le carte dell’ordinanza di custodia emessa quattro anni fa per droga nei confronti del boss camorrista. Un retroscena ricostruito anche dalle intercettazioni e poi confermato dal pentito Carlo Capasso. Di Lauro jr aveva pianificato tutto, studiando ogni minimo dettaglio, si legge su La Repubblica: due auto con targa spagnola, un piccolo appartamento a Barcellona, soldi, armi da guerra. E un misterioso soggetto che deve essere scortato da Perpignan, Francia, fino in Catalogna. L’obiettivo di tanta premura e cura nei particolari per l’attentato al Grand Prix di Montmelò, era colpire alcuni appartenenti al gruppo scissionista degli Amato-Pagano, diretti in Spagna per assistere alla gara. I piani del boss, in quegli anni ancora a piede libero, saltarono perchè i suoi fedelissimi si accorsero di una microspia nascosta nella macchina. “Prima della frontiera mi serve la macchina per portare lui”, diceva in un’intercettazione uno degli indagati parlando con una donna. “Lui”, per gli investigatori, è proprio Marco Di Lauro.

E la donna a un tratto affermava: “Alla Formula 1… fai fermare la Formula 1” . L’uomo spiegava: “Lo dobbiamo fare… poi ti faccio vedere là per terra cosa succede”, poi più avanti aggiungeva: “Fanno i biglietti per la Formula 1… si sa qua…noi teniamo uno che sta vicino a lui... ”: una talpa dunque. Di fatti i due intercettati parlavano anche di alcuni soggetti mafiosi affiliati alla criminalità locale che avrebbero dovuto portare il loro supporto all’attentato dei camorristi. Le indagini della Guardia Civil hanno appurato che, in effetti, una comitiva della quale faceva parte anche il nipote del capoclan Raffaele Amato partì il 22 aprile 2008 per Barcellona. Il giorno seguente assisterono al match di Barcellona – Manchester, poi si spostarono in un altro hotel. Per fronteggiare un eventuale attentato vennero disposte unità speciali della polizia catalana per presidiare il circuito automobilistico, anche nei giorni delle prove, poi per fortuna il piano non ebbe luogo.

Il retroscena dietro l’arresto di “F4”
Marco Di Lauro, arrestato dopo 15 anni di latitanza sabato pomeriggio in una abitazione a Chiaiano nella periferia Nord di Napoli, dovrà comparire, assieme al suo avvocato Gennaro Pecoraro, davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia quest’oggi. Sempre in mattinata si celebrerà l’udienza di convalida del fermo di Salvatore Tamburrino, personaggio considerato molto vicino a “F4“. Sarebbe Tamburrino, che sabato pomeriggio ha ucciso la moglie e poi si è costituito, ad aver inconsapevolmente, in questo modo, innescato una “fibrillazione” (per citare il questore Antonio De Iesu) nelle comunicazioni dei fiancheggiatori del latitante che ha portato in una manciata di ore al blitz nell’appartamento di via Scaglione, dove Di Lauro si rifugiava insieme alla compagna. Norina Mattuozzo, moglie di Tamburrino, voleva interrompere la propria relazione col marito perchè questi l’avrebbe tradita con un’altra donna. Per questo motivo, prima di assassinare la moglie, Tamburrino era intenzionato ad uccidersi e aveva preparato una lettera-testamento, dove si faceva riferimento anche a una cospicua somma di danaro, addirittura un milione di euro, entrambe non sono state trovate dagli inquirenti. Tamburrino, assistito dall’avvocato Domenico Smarrazzo, ha parlato con i magistrati solo dell’omicidio della consorte, non del legame con “F4”, che peraltro emergono nell’ordinanza del 2015.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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