Processo Pip, il Comune di Marano ha chiesto alla società dei Cesaro un risarcimento di 20 milioni. Stamani l’interrogatorio del collaudatore Nasto

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Processo Pip, stamani nuova udienza ad Aversa. Sul banco dei teste l’amministratore giudiziario della Iniziative industriali di Sant’Antimo, il dottor Bruno Rossi, e Giuseppe Nasto, collaudatore delle opere di urbanizzazione dell’area industriale.

Bruno Rossi ha risposto alle domande del pm Maria Di Mauro e dei difensori dei fratelli Aniello e Raffaele Cesaro. L’amministratore della ditta di Sant’Antimo ha risposto in merito alle interlocuzioni avute con il Comune di Marano, al carteggio tra le parti e alle richieste economiche avanzate dall’ente maranese, che nei mesi scorsi ha ultimato l’iter per la rescissione contrattuale.

“Il Comune di Marano ha fatto pervenire una richiesta di risarcimento per un ammontare di 19 milioni di euro – ha spiegato Rossi-  L’ente comunale ritiene che la società non sia in regola con gli adempimenti contrattuali. Sono a conoscenza di un carteggio esistente tra il Comune di Marano e la Iniziative industriali. Le richieste economiche di Marano sono dovute alla mancata realizzazione del comparto A del Pip, dove sarebbe dovuto sorgere un asilo nido e un’area verde, e per le difformità rilevate nella realizzazione dei capannoni industriali”.

Nel comparto A, mai venuto alla luce, come da progetto – ha chiarito Rossi – sarebbe dovuto sorgere anche un tribunale e una caserma. Erano entrambi previste nel progetto originario. In seguito alla richiesta di risarcimento avanzata dal Comune, ho scritto all’ente affinché potessi avere contezza della documentazione a supporto degli atti varati, ma finora non ho ricevuto alcunché”.

E’ stata poi la volta di Giuseppe Nasto, indagato in un procedimento connesso. E’ rinviato a giudizio e ha chiesto il patteggiamento della pena. Il tecnico è il collaudatore provvisorio delle opere di urbanizzazione del Pip.

L’ingegnere ha dichiarato di aver lavorato per i Cesaro fin dal 2004-2005, in qualità di responsabile di alcune opere, tra cui quelli relativi all’esecuzione degli impianti elettrici del centro commerciale Il Molino.

“Nel 2012 mi recai nel centro sportivo di Sant’Antimo – ha raccontato in aula Nasto – poiché i Cesaro mi dissero che volevano conferirmi un incarico. Erano presenti Aniello, Raffaele Cesaro e l’ingegnere Scialò. Mi mostrarono degli elaborati e mi chiesero di firmarli. Io feci presente che non mi ero mai occupato di collaudi e che avrei avuto bisogno di tempo per valutare il tutto. Ero agitato, sudavo freddo. Aniello Cesaro mi disse di firmare e timbrare con il timbro che mi avevano in precedenza chiesto di portare da casa. Se non avessi firmato, mi fecero capire che avrei perso anche gli altri lavori. Erano elaborati ridicoli, da cestinare in toto. Accettai di firmare perché era un periodo difficile, si lavorava poco e avevo le mie necessità. Dopo qualche giorno mi resi conto di aver fatto un errore e chiesi ad Aniello di restituirmi gli elaborati. Mi dissero che non era possibile. Ero disgustato dal trattamento ricevuto. Fui pagato per quel lavoro in due tranche, se non ricordo male circa 2500 euro. Dopo qualche tempo mi ricontattarono chiedendomi di firmare anche i collaudi definitivi. Ebbi in quell’occasione però la forza e il coraggio di dire no. Avevo già sbagliato la prima volta. Ricordo che Scialò, dopo il mio rifiuto, mi rincorse fino all’ascensore. Mi dissero che con il mio comportamento stavo mettendo a rischio un’opera importante. Poco dopo fui contattato dal Comune di Marano, che mi chiese lumi su quei collaudi che io ritenevo invece fossero stati cestinati in quanto palesemente non conformi. Per la questione del Molino ebbi qualche altro rimborso spesa nel 2014. Era il periodo successivo al mio rifiuto di firmare il collaudo definitivo. Credo di aver avuto meno rispetto a quanto pattuito, se non ricordo male un rimborso spese”.

 

 

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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