Marano, l’angolo della satira. Re Artù e i suoi scudieri: Maga Magò, Don Abbondio e Sancho Panza

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I PRIMI 100 GIORNI DI ARTU’.

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti”, profferì pomposamente Don Abbondio, neo presidente della Tavola Rotonda: curato dalla favella ricercata con doti di finissima retorica.

Re Artù sia con voi!”, aggiunse il prelato, facendo il segno della croce e benedicendo gli Illuministi, governanti di rara cultura ed eruditi filosofi che riempivano i banchi della maggioranza consiliare.

Iniziava così, dopo 100 giorni di governo di Artù, la nuova seduta dell’Assise cittadina.

…in netto ritardo, perché non conosceva la strada per arrivarci e con una cartina geografica tra le mani, direttamente dalle nobili casate reali dell’Impero centrale, giungeva finalmente al consiglio comunale anche Maga Magò, nuova principessa del Regno, esperta di rifiuti e di regolamenti medievali (l’ex Supermanager da 45.000 euro annui delle terme di Agnano? Si, lettore, proprio lei… Ma, scusa, quella che è stata mandata via lasciando le terme in dissesto prima che fallissero? Si, insolente, ma smettila di vilipendiare che qui finisce male…).

Non sono abituata a frequentare le periferie” – esordì con aria di disgusto la simpatica Maga Magò -, “vengo dal centro del Regno ma riuscirò ad abituarmi al vostro fetore”, sussurrò poi con voce cortese la nobile aristocratica, rivolgendo quindi uno sguardo indignato a Bombolo, grasso inserviente del Re, basso e pelato che, in adesione al protocollo regale, non smetteva mai di scaccolarsi il naso e di grattarsi gli zebedei durante i Consigli dei Lords.

Senza prestare alcuna attenzione a Magò, tra i banchi degli oppositori, perso tra i suoi pensieri, fantasticava scenari imprevedibili il mite Sancho Panza, cavaliere indipendente, conoscitore della legge e gran maestro di cappella (ottimo violinista, mio lettore, Paganini al suo cospetto sarebbe apparso un dilettante…).

Avrei dovuto occupare io il posto di quel prete”, mugugnò il robusto scudiero, pensando alla Presidenza del Consiglio.

Almeno un assessorato nel prossimo rimpasto di Giunta….”, farneticò sognando.

“Il mio violino incanterà il sovrano”, pensò ad alta voce, ridacchiando dietro i sottili occhiali da vista.

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Nel frattempo Don Abbondio, soporifero come un Halcion, richiedeva (per la terza volta, caro lettore!) la votazione della stessa delibera ai cavalieri legittimati suscitando l’indignazione dei sudditi presenti che, a più riprese, così protestarono: “Nzallanut, puos ‘o vin!”.

La discussione si spostò poi sulla questione “Sportello Casa” (la nuova mozione propagandistica promossa da Sailor Moon, paladina di pace per l’umanità? Smettila, lettore, che già si è arrabbiata per lo scorso capitolo…).

Bisognava comprendere se fosse necessario o meno destinare alla plebe il supporto di un comitato di tecnici per risolvere le loro problematiche abitative.

La votazione si avvicinava ma Sancho Panza, incurante del suo ruolo istituzionale, bloccò i lavori e, in preda a un delirio onirico, con al collo un cartello con la scritta “VENDESI”, raggiunse il centro del palco comunale. Il funambolo del violino, probabilmente in cerca di una nuova collocazione politica, si esibì con un capriccio in re maggiore che suscitò il gradimento totale dei despoti illuminati i quali, incapaci di esprimere qualsiasi valutazione politica sui temi che si stavano trattando (no, lettore, invero Bombolo disse qualche castroneria circa il ruolo dei Caf del Regno…), gradirono la sonata e applaudirono fragorosamente l’esibizione.

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Apprezzate le note dell’abile violinista, Re Artù, non prima di aver preparato la cena per Bau Bau, il suo segugio, al quale aveva donato un’intera ciotola di crocchette al pollo (le sue preferite!), prese la parola sul tema e, con la solita perspicace arguzia politica che lo aveva reso sovrano, sfarzosamente dichiarò: “Non vi è alcuna emergenza abitativa: la Terra di Nessuno è zeppa di materassi e water, ce ne sono a centinaia sparsi in ogni angolo della strada. Abbiamo installato anche delle piscine pubbliche per risolvere le questioni igienico – sanitarie: si trovano sulle strade e sono profonde e larghe come canyon. Non vi è necessità di ulteriori interventi!”.

Nel frattempo Bau Bau, leccandogli la guancia, coccoloso più che mai, gli suggerì: “Bau! Digli anche del campetto da calcio! Bau!”.

E così Artù, carezzando il mantello del Levriero, si rivolse al popolo: “Gli ultimi soldi rimasti nelle casse verranno impegnati per la realizzazione di un’opera fondamentale di cui tutti voi sentivate il bisogno”.

“Cosa?”, urlò speranzosa la plebe.

Un nuovo campo da calcio”, pronunciò fiero Re Artù.

Dove?”, mugugnò stizzita la classe inferiore.

Vicino l’altro campo da calcio comunale”, riferì il sovrano (Ma allora è PDiota? Taci, lettore, stai diventando irriguardoso, finirò per censurarti. Abbi rispetto per l’ingegnosa pianificazione di queste grandi opere: la delibera n. 3 del 15.01.2019 è frutto di una collaborazione tra geni dell’Amministrazione comunale e condurrà certamente al risollevamento delle sorti della Terra di Nessuno…).

Nel solito ambaradàn di corbellerie che veleggiavano impunite al Consiglio del Lord, mentre Don Abbondio propinava per l’ennesima volta la votazione di delibere già avallate, i Cavalieri Oscuri, impugnata l’artiglieria pesante, non lasciavano tregua all’Amministrazione.

Nessuno dei membri della Tavola Rotonda dorme nella Terra di Nessuno. Nessuno dei despoti illuminati vive la nostra realtà. Non siamo la succursale del Casato limitrofo né tantomeno la periferia dell’Impero centrale. La città ha bisogno di servizi e, soprattutto – tuonò veemente il leader dei Cavalieri Oscuri – C17, il mostro di cemento, sta per attaccare il nostro Regno. Come reagiremo, Artù?”

Ma piuttosto che rispondere, lo strafottente sovrano mostrò a Bombolo l’ultimo eccezionale numero di Bau Bau: il salto nel cerchio! Una performance straordinaria che consentì al docile cagnolino di ottenere uno scroscio di applausi da parte della maggioranza illuminata.

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E così, con i topi che banchettavano – rovistando tra i cumuli di rifiuti – all’esterno dei fatiscenti istituti scolastici, con frane e burroni che rendevano pericoloso il traffico pedonale e veicolare in ogni angolo di strada, con pericolosi banditi che assaltavano e saccheggiavano quotidianamente le botteghe del Regno (sicuramente opera dei Cavalieri Oscuri…) e con la preoccupante avanzata di C17, pronto a far un sol boccone della Terra di Nessuno, ma con il lodevole progetto di un campetto da calcio da realizzare vicino un altro campo da calcio già esistente,  si concludevano i primi 100 giorni del governo di Artù: cavaliere, a suo dire, incapace ma la cui incapacità, ahinoi, non faceva più ridere nessuno.

To be continued….

Nessun riferimento a principesse, cavalieri e stregoni è puramente casuale.

Armando Mele (Associazione Liberi e Forti)

Disegni di Annalisa Crispino

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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