Clan di camorra e ristoranti: la Dda accusa la «terra di mezzo»

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Quell’ufficio vale come un punto di incontro tra due mondi, tra due realtà che in una città normale sarebbero destinate a rimanere lontane, anzi, in antitesi, come il sole e la luna. E invece in quell’ufficio del Centro direzionale, si sono incontrati, parlati e accordati due facce di Napoli: il mondo delle professioni, della ricerca e dell’università da un lato e quello dei clan, della droga e degli omicidi. Un «mondo di mezzo», in quell’ufficio, almeno a ripercorrere la requisitoria del pm anticamorra Enrica Parascandolo, una sorta di camera di compensazione dove si incrociano interessi diversi, quello della borghesia delle professioni, interessata ad entrare nel business dei ristoranti del Lungomare, e quello dei clan, a loro volta in cerca di prestanome per riciclare i proventi del narcotraffico.

LE ACCUSE
Aula 114, giudice per le udienze preliminari De Chiara, la Procura cala gli assi e chiede condanne severe a carico di soggetti ritenuti legati al clan Lo Russo, nel corso di una inchiesta che vede tuttora coinvolti due medici, a loro volta a giudizio in un processo penale che si sta celebrando dinanzi ad altra sezione di Tribunale. Ricordate la storia dei fratelli Antonio e Luigi D’Ari? Sono accusati di essersi prestati ad acquisire alcuni ristoranti sequestrati nel corso dell’inchiesta Megaride (anno 2011), in una serie di mosse societarie finite sotto i riflettori. Un’indagine giunta allo snodo che conta, con la richiesta di condanna da parte degli inquirenti: otto anni per Domenico Mollica, cognato di Carlo Lo Russo, ritenuto intermediario in questa vicenda; otto anni per Vincenzo De Gaetano; sei anni per Osvaldo Conoscenti; tre anni per lo Adriana Lo Russo; un anno e quattro mesi per Raffaella Capuozzo (mentre a dicembre ci sarà la richiesta di condanna anche per Mariano Torre, killer dei capitoni, oggi collaboratore di giustizia). Ma richieste di pena a parte, resta l’affondo del pm su un segmento di borghesia napoletana. Spiega il pubblico ministero: l’inchiesta è stata condotta grazie a un lavoro investigativo classico, che si è poi via via arricchito grazie alle intercettazioni ambientali e alle dichiarazioni dello stesso pentito Torre.
Il Mattino

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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