Roberto Saviano, la vergogna all’Eliseo da Emmanuel Macron: scorda di parlare di Ventimiglia

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Il problema è capire se sia più importante l’egalité o la legalité. Se vale di più l’uguaglianza di tutti i cittadini, clandestini e regolari, a prescindere dalla legge, allora Saviano è il campione dei diritti civili incarnati dalla Francia post-illuminista.

Se invece è più importante la legalità, ossia il rispetto delle regole, la difesa dello Stato di diritto, l’idea che non esista alcuna autorità al di sopra della legge – che sia un capo di Stato o un semplice sindaco – allora ti chiedi a che titolo l’altro giorno Roberto Saviano abbia incontrato all’Eliseo Monsieur le Président Emmanuel Macron.

Sì perché Saviano – o dovremmo ribattezzarlo Savianò – due giorni fa, a margine della presentazione del suo ultimo libro, La paranza dei bambini, appena tradotto in Francia per Gallimard col titolo Piranhas, è stato invitato dal capo di Stato francese per una chiacchierata sui macro-temi politici e sociali, dall’immigrazione al ruolo delle ong alla difficile accoglienza in Europa, fino ad affari tutti nostrani, come il suo rapporto con il governo Lega-Cinque Stelle (da lui avversato) e la questione del sindaco di Riace Mimmo Lucano (da lui adorato).

SGARBO ISTITUZIONALE
Ora, per carità, ogni uomo di governo invita nella sua residenza gli scrittori e gli intellò che preferisce, ma è indubbio che l’ospitata di Robertò a casa di Emmanuel non sia stata soltanto una visita di cortesia e una chiacchierata privata, ma a tutti gli effetti un atto politico. Macron sa bene che Saviano è uno dei principali oppositori di Matteo Salvini, molto critico rispetto alla sua linea sull’immigrazione, oltreché suo fermo accusatore sul piano personale al punto da averlo definito «ministro della Mala Vita» (beccandosi per questo anche una querela).

BEATA DISOBBEDIENZA
E non solo: la voce di Saviano ha assunto a maggior ragione un ruolo politico da quando ha invocato la «disobbedienza civile» in merito alla vicenda del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, legittimando la violazione di alcune leggi – in questo caso, la legge contro l’immigrazione clandestina e quella sulla regolarità degli appalti – in nome di superiori interessi ideologici, ossia l’accoglienza e l’integrazione dei migranti.

Ribadiamo, ognuno la pensa come gli pare e invita nelle sue stanze chi ritiene opportuno. Ma, sulla base di quanto detto, la presenza di Saviano all’Eliseo crea un cortocircuito mica da poco. In primo luogo perché le politiche che l’autore di Gomorra contesta a Salvini sono pressoché le stesse messe in atto da Macron, tanto che lo stesso Saviano ha dovuto ammetterlo in un’intervista a Mediapart, riconoscendo che con la sua linea delle frontiere chiuse il capo di Stato francese «offre a Matteo Salvini la possibilità di dire: voi mi criticate ma fate la stessa cosa»; contestazione che ovviamente Saviano non ha avuto il coraggio di ripetere a quattr’occhi al novello Napoleone…

In secondo luogo, la visita di Saviano rappresenta un segno di contraddizione perché quell’appello alla disobbedienza civile, se venisse esteso alla Francia, lo renderebbe immediatamente inviso a Parigi e dintorni, dato che non esiste Oltralpe, come d’altronde neppure da noi, una categoria giuridica che permetta di disobbedire alla legge per questioni ideologiche (esiste l’obiezione di coscienza, ma è un’altra storia).

NEMICO IN PATRIA
Pensate se Saviano predicasse il rifiuto delle leggi dello Stato francese perché immorali e ingiuste. Che farebbe Macron, lo premierebbe con la Legion d’Onore? Ne dubitiamo. I disobbedienti civili sono buoni solo finché predicano la disobbedienza civile in altri Paesi…

Detto questo, dal punto di vista di Saviano, la visita all’Eliseo non pare una mossa intelligentissima dato che è andato a cercare sostegno in quello che, nell’opinione pubblica nazionale, è ormai considerato il principale avversario dell’Italia. Già ultimamente Saviano non gode di un’ottima fama in patria per le sue posizioni filo-immigrazione. Era proprio il caso di sporcarsi ulteriormente la reputazione?

L’ULTIMO GURU
Dal punto di vista di Macron, invece, la conversazione con Savianò dimostra in quali pessime acque ormai navighi. Abbandonato dai cittadini francesi (il suo consenso è ai minimi storici), scaricato dagli intellettuali del suo Paese (sia da quelli di destra che da quelli de la gauche: è riuscito incredibilmente a scontentare tutti), a Macron non resta che pescare uno spin doctor, un maître-à-penser, un Richelieu alla pummarola, al di qua delle Alpi, affidandosi al guru pelato napoletano.

Potremmo consolarci pensando a quello che dice Salvini, ossia che Dio li fa e poi li accoppia, insomma che «chi si somiglia si piglia» e che quindi ci sono buone ragioni per sperare che Saviano non torni in patria, ma Emmanuel se lo tenga con sé a fargli promozione al libro in nome del principio «liberté, pubblicité, tieniloté».

Però allo stesso tempo rattrista pensare che un tempo, alla corte di Francia, finivano i Leonardo da Vinci, i Carlo Goldoni, i Gioacchino Rossini. E adesso invece ci finisce Saviano.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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