L’opinione. Campo progressista, una proposta per l’Italia

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Domenica si e’ tenuto a Roma, promossa dal Campo Progressista, una Proposta per l’Italia “DIVERSA”, il confronto e’ stato interessante e costruttivo a partire dalla relazione di Giuliano Pisapia, dove chiedeva un campo largo per sconfiggere i veri avversari politici: la destra ed i populismi con una discomtinuita’ e superare l’autosufficienza del P.D. con l’intento di far tesoro dei suggerimenti che ne scaturivano dai successivi interventi. Laura Boldrini, Cuperlo, Pazienza, Tabacci, Bonelli ed altri, espressioni del vasto campo, concordavano la necessita’ di trovare una sintesi per un percorso condiviso con il medesimo fine, la costruzione di un soggetto politico di centro- sinistra ampio ed inclusivo. Con le conclusioni di Ciccio Ferrara, che condivido, affermando che il vero problema, e’ il P.D., il quale deve aprire un confronto con la sinistra che vuole governare e solo con un atto di umilta’ e’ possibile aprire un confronto per ricostruire un campo largo del centro- sinistra con tutte quelle forze che intendono governare.

Il medesimo fine si e’ proposto l’Officina delle Idee Napoli Nord, costituita in tempi non sospetti un anno fa , promossa tra giovani e meno giovani nel territorio a nord di Napoli espressione della societa’ civile nella stragrande maggioranza da militanti e simpatizzanti a partire dal P.D. al movimento DemA per promuovere dibattiti, convegni mirati per un confronto franco e costruttivo a partire dai problemi della gente, per elaborare un programma condiviso ed individuare un gruppo omogeneo possibilmente di giovani che possano presentarsi all’elettorato locale ed amministrare la cosa pubblica. Possiamo definire una forma territoriale, contemporanei di quel percorso unificante che il compagno Pisapia si prefigge di concretizzare a livello nazionale, ispirato alla Giunta Pisapia nella citta’ di Milano. Un processo che parte dal basso coinvolgendo i cittadini.

Considerate le differenze in campo, bisogna che si verifichi una inversione di tendenza per superare tatticismi che possano frenare il processo tanto ambito dal popolo della sinistra e dare speranza di un cambiamento per recuperare quell’elettorato del non voto o indirizzato su altri lidi. Bisogna elaborare un programma di massima, di lungo respiro ed il Sistema di Sviluppo da adottare con alcune priorita’ inderogabile: una Europa Politica e lo sviluppo integrale del paese che non puo’ prescidere da uno sviluppo del Mezzogiorno e definire regole comportamentali che diventino patrimonio di tutti.

Personalmente il modesto contributo alla discussione e’ portare qualche esperienza de passato per costruire un domani migliore.
Da giovanissimo, in delegazione noi giovani socialisti del PSIUP ci recammo a Parigi al primo congresso dei giovani socialisti del PSU.
per portare i saluti. Nell’intervento concordato vi fu una dura critica alla D.C. ed al primo governo di centro- sinistra. La sera, alla casa dello studente ci raggiunse il segretario del partito, il quale congratulandosi per l’intervento tenne a sottolineare che in Italia esisteva una minoranza democristiana che faceva capo a Donat Cattin i quali potevano essere dei potenziali amici di viaggio per un percorso di cambiamento.
Sono convinto che l’on. Bruno Tabacci e’ un ottimo e degno rappresentante della cultura cattolica progressista necessaria per un soggetto politico ampio ed inclusivo che ci prefiggiamo.

Concetto elaborato per primo dal mio maestro Lelio Basso nel sostenere che in Italia bisogna trovare un’unita’ d’intenti tra il riformismo cattolico ed il riformismo socialista, poiche’ ritengo che abbia la maggioranza nel paese e, nella società’ globalizzata il riformismo e’ la lotta piu’ avanzata per combattere le disuguaglianze e realizzare un buon Governo del Paese. C’e bisogno di una serie di riforme di strutture a partire da quella fiscale, della giustizia, della pubblica amministrazione dove la forza lavoro diventa parte attiva e decisionale nei processi produttivi con Autorita’ Indipendenti che ne regolino uno sviluppo integrato dell’intero paese.

Non mi stanco mai di pensare che nel secolo scorso i partiti con i propri difetti, avevano costruito una economia mista tra pubblico e privato che funzionava da calmiere per alcune salvaguardie, da rendere il paese la sesta potenza mondiale.
Con la caduta del muro di Berlino, non si e’ compreso che era il momento di rigenerare i partiti e trasformare la democrazia imperfetta in una democrazia perfetta, dell’alternanza e rendere le liberalizzazioni una opportunita’ per regolare meglio il mercato di cui potessero beneficiare i ceti meno abbienti.
Si e’ voluto intraprendere una strada di non ritorno, delegare alla Magistratura la correzione dei mali intrisi nei partiti ed ai tecnocrati le liberalizzazioni depauperando il patrimonio sociale acquisito.
A differenza della Germania, che non era da meno per fatti di corruttela, vedi il caso Khool, e con un impegno maggiore, ha saputo ricostruire la parte est del paese, con il risultato che e’ diventato il paese piu’ industrializzato e modello di democrazia. Mentre in Italia la distruzione dei partiti, pilastro della democrazia, un sistema elettorale pensato solo per arginare una vittoria del movimento cinque stelle dove la volonta’ popolare viene sempre piu’ accantonata e il Mezzogiorno del Paese e’ lasciato sempre più’ al proprio destino.

Nel secolo scorso la società’ era divisa in classi, per cui si potevano comprendere le scissioni, la globalizzazione, impone di unire e non dividere il centro- sinistra.
Oggi abbiamo piantato l’albero di un soggetto politico ampio ed inclusivo dove le correnti di pensiero possano sostituire le correnti di potere tuttora dilagante nel paese.

Lo spartiacque passa tra gli innovatori e coloro che vogliono che nulla cambi!

Le scorie da eliminare sono diverse, tra queste:
primo: quel modo bolscevico di far politica dell’usa e getta. Nel secolo scorso quando esistevano i partiti, la soppressione dei socialisti unitari ha prodotto non l’inglobazzione ma ulteriori divisioni nella sinistra, per arrivare ad oggi, con i casi sotto gli occhi di tutti, Pisapia, proseguita con Grasso e la Boldrini e per ultimo la Bonino.

secondo: le unificazioni a freddo, non possono portare nessun risultato concreto se il processo unificante non parte dal basso, dai territori, dimostrazione e’ il P.D. ma, mi soffermo su quello che ho vissuto nella Costituente socialista in quanto membro della segreteria provinciale del psi di oggi, quando con suffragi meno dell’un per cento nella penultima elezione regionale, il capo bastone napoletano vantava con furbizia di aver utilizzato i voti degli altri patners per far eleggere i due socialisti, unici consiglieri regionali. La goccia che mi ha spinto a dimettermi e non rinnovare la tessera di partito.

terzo: i quadri dirigenti debbono scaturire dal sapere, dall’abnegazione, dall’apprendere e non dal carrierismo, male endemico della democrazia.

Quarto: saper ascoltare le ragioni dell’altro, se pur minime, sono un arricchimento alle proprie posizioni, prassi in disuso nella maggioranza
dei politici attuali.

Oggi, con questa assemblea l’albero l’abbiamo piantato di un soggetto politico ampio ed inclusivo di centro-sinistra fondato su correnti di pensiero e non gruppi di potere, i frutti son da venire, l’avvicinarsi delle elezioni e’ il momento meno adatto, in molti subentra la febbre dell’elezione.

Mi avvio alle conclusioni, non voglio sottrarmi al fine preposto. La politica e’ dinamica come ci auguriamo, possibilmente si trovera’ un intesa unitaria a ribasso tra il P.D. e le forze alla sua sinistra , viceversa, caro Pisapia, in queste circostanze bisogna essere pragmatici, come sostiene Peppino Calderola stare fermi al prossimo giro di boa e’ il modo migliore per evitare ulteriori danni per fare domani due passi in avanti per cui invito l’assemblea a dare ampio mandato a Giuliano che possa scegliere la strada piu’ propizia, portare il migliore risultato che ci permetta di costituire gruppi omogenei nel Parlamento espressione delle diverse correnti di pensiero tra noi esistenti e lavorare da subito nei territori, terreno fertile per consolidare l’idea di progetto di un soggetto politico ampio ed inclusivo di sinistra-centro, nessuno escluso, tale da diventare maggioranza nel paese.

Franco De Magistris

Portavoce Officine delle idee Napoli nord

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