Paranza dei bambini a Forcella, pentito accusa anche suo figlio

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Accessori e abiti di false griffe e buste, quelle bianche in plastica comunemente usate come shopper usa e getta, imposte agli ambulanti. Era questo il tesoro a cui puntavano i babyboss del centro storico, la cosiddetta «paranza dei bimbi», che tre anni fa decisero di imporsi con stese e omicidi per lanciarsi alla conquista di Forcella e dintorni. Non c’era solo il controllo delle piazze di spaccio nei vicoli nei loro progetti. Per diventare ricchi e fare i camorristi, quei giovani avevano pensato di mettere le mani anche sul grande business dei falsi alla Maddalena.

«Rendeva 14mila euro a settimana» ha raccontato Vincenzo Amirante, un tempo camorrista e oggi collaboratore di giustizia. Da pentito ha puntato l’indice anche contro il figlio: «Ho fatto parte del gruppo criminale inizialmente costituito dai Sibillo, dai Giuliano e da mio figlio Salvatore». E sull’omicidio di Maurizio Lutricuso, ucciso per una sigaretta negata nel 2014 davanti a una discoteca a Pozzuoli, ha raccontato: «Fu commesso da Vincenzo Costagliola per futili motivi mentre a vantarsene era il ragazzo che stava con lui e che è stato condannato».

Per questo delitto Costagliola è stato condannato a sedici anni in primo grado come istigatore e il sedicenne che era con lui a 23 anni di carcere come esecutore. Ora le dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia sono entrate nel processo d’appello al gruppo Sibillo-Giuliano-Amirante-Brunetti, la «paranza dei bimbi».

Il Mattino

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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