Anm, profondo rosso. Conti che non tornano e immobili sopravvalutati

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La vera, grande, questione sul fronte del salvataggio dell’ Anm è concentrata sul patrimonio. Dopo aver cercato un accordo con i lavoratori per dare una picconata ai costi vivi, occorrono denari per dimostrare di avere un bilancio non dissestato, o almeno servono proprietà per spiegare di avere un valore «certo» sul quale far conto. Il progetto varato in primavera da Palazzo San Giacomo prevede che il patrimonio di Anm devastato dai debiti e da una gestione sgangherata venga rimesso in sesto con il conferimento all’azienda di trasporti di una manciata di proprietà che appartengono al Comune. Il piano di palazzo San Giacomo prevede che in capo all’ Anm finiscano il parcheggio di via Brin, il palazzo di via Marino dove c’è la sede della società e i depositi di Cavalleggeri, Croce Lagno, «Stella Polare» e quello abbandonato di Posillipo. Il valore complessivo di questi immobili è stato stimato in 65 milioni di euro che costituirebbero una importante iniezione di capitale (fatto di pietre e non di banconote, ma comunque capitale) all’interno dell’azienda che sta per annegare. Ma su tutta l’operazione pende una spada di Damocle: chi ha stabilito il valore degli immobili da conferire ad Anm? Chi decide se un deposito può essere valutato due milioni di euro o dieci milioni di euro?

L’onere di questa decisione spetta a un perito che deve presentare un documento nel quale argomenta le sue decisioni e, sotto giuramento, esprime una valutazione economica sul bene immobile. In questo momento c’è grande tensione a Palazzo San Giacomo perché sembra che la valutazione complessiva di 65 milioni per il pacchetto di immobili da spostare ad Anm sia stata piuttosto esagerata. Insomma, i periti farebbero fatica a giustificare una somma così elevata; e se non si troverà una soluzione che conduca alla cifra esatta di 65 milioni, i problemi dell’ Anm resterebbero tutti immutati. Il problema, insomma, è tutt’altro che secondario perché il Comune non ha denaro fresco da mettere in cassa. E proprio il tema della ricapitalizzazione è stato analizzato al tavolo della Prefettura, durante il primo incontro avvenuto in mattinata, da Luca Cascone, presidente della commissione trasporti della Regione Campania il quale è stato pacato ma decisamente critico nei confronti del progetto di salvataggio dell’azienda napoletana: «Come si può pensare di ricapitalizzare l’ Anm soltanto conferendo beni immobili? Prevedere un piano del genere significa non vivere la realtà, non immaginare che tra venti giorni ci sarà bisogno di denaro per comprare il gasolio per i serbatoi degli autobus, e quei beni immobili non saranno utili davanti a un distributore. Ci vogliono almeno quindici milioni per pensare di portare avanti l’azienda e tirarla fuori da questo momento drammatico. Poi si può pensare al domani».

Il Mattino

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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