Ercolano. Omicidio Oliviero, l’esame del boss Iacomino

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Il racconto

In udienza l’esame del pm al pentito Costantino Iacomino, boss dell’omonimo clan (difeso da Domenico Esposito). Racconta il movente e chi fu in effetti a prendere parte alla decisione dell’assassinio. «In quel periodo ero in latitanza insieme a Giovanni e Stefano in uno stabile a Castel Volturno». Nel 2001 vivevano in tre appartamenti e da lì che impartivano gli ordini per gli affiliati della cosca. «Una mattina mi telefona mia figlia piangendo». Un breve colloquio sull’incidente subito dal genero Agostino Scarrone che è sposato con Maria Maddalena Iacomino. «Era sullo scooter quando una vettura lo ha investito da fargli perdere i sensi e subito dopo l’accaduto fu portato all’ospedale Don Bosco». Solo dopo alcuni giorni il ragazzo si riprese e riconobbe il responsabile: Oliviero. Ecco allora che d’impeto il boss vuole vendetta ma fu bloccato dagli altri due capi. «Non andare ora ad Ercolano ma facciamo una riunione e decidiamo». E così, poi, avvenne.

L’omicidio

Da Castel Volturno, la cupola costituita da Giovanni Birra, Stefano Zeno e Costantino Iacomino, decise di far ammazzare Salvatore Oliviero il 21 ottobre 2001. I tre boss del clan erano in latitanza ed avevano nella costa casertana la loro base logistica per continuare a gestire gli affari sporchi. La vittima era affiliato al gruppo che storicamente è stato sempre rivale: Ascione-Papale. Il commando agì in via Panoramica a Ercolano nei pressi del bar King, alle 22,15, e durante la sparatoria fu ferita anche una donna che era seduta.

La telefonata

Costantino Iacomino è un ras della vecchia guardia; ha deciso di collaborare con lo Stato nel 2013. Fin dagli anni Settanta ha fatto parte delle organizzazioni criminali. La «Nco» di Raffaele Cutolo è stata la sua scuola. La telefonata con Lorenzo Fioto ne stabilì la certezza che il commando avesse compiuto il delitto. «È partito il cavallo? Sta correndo? E ha vinto o no?». Messaggi in codice per non farsi capire. E tuttavia gli inquirenti sono riusciti ad intercettare nella fase delle indagini i dialoghi. Il significato non è molto difficile da intendere. Iacomino desiderava sapere se Giacomo Zeno, Giorgio Battaglia – quello che sparò – , Salvatore Cefariello – condusse la moto – e Salvatore Viola (il suo avvocato è Bruno Spiezia) avessero portato a termine con esito positivo l’omicidio.

Il Processo

L’attuale procedimento è uno stralcio dell’intero filone processuale e come unico imputato c’è Salvatore Viola che ha scelto il percorso ordinario. Tribunale di Napoli, terza sezione della Corte d’assise, presidente Alfonso Barbarano (a latere Elisabetta De Tollis). Mentre Iacomino, in qualità di collaboratore di giustizia, con rito abbreviato, è stato giudicato il 24 marzo 2015 e condannato a sedici anni con il riconoscimento dell’articolo 8, legge 1991 numero 203. La prossima udienza si celebrerà il 3 marzo.

 

 

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